sottopelle

Non le restò che acquattarsi sotto il madido cielo nei boschi di braci del suo cuore

Joyce Mansour

Pubblicato da ritaflorit su 11 Giugno 2008

Tous les soirs quand je suis seule
Je te raconte ma tendresse
Et j’étrangle une fleur.
Le feu lentement se meure
Contracté de tristesse
Et dans le miroir où dort mon ombre
Des papillons demeurent.
Tous les soirs quand je suis seule
Je lis l’avenir dans les yeux des moribonds
Je mêle mon haleine au sang des hiboux
Et mon cœur court crescendo
avec les fous.

Joyce Mansour
Prose et poesie, Actes Sud 1991

Ogni sera quando sono sola
Ti racconto la mia tenerezza
E strozzo un fiore.
Il fuoco lentamente si spegne
Placato dalla tristezza
E nello specchio dove dorme la mia ombra
Dimorano farfalle.
Ogni sera quando sono sola
Leggo il futuro ai moribondi
Fondo il mio fiato al sangue dei gufi
E il cuore corre in crescendo
coi folli.

traduzione rita r.florit

Pubblicato su Joyce Mansour | Contrassegnato da tag: | Non ci sono Commenti »

Nelly Sachs

Pubblicato da ritaflorit su 6 Giugno 2008

In diesel Amethyst
sind die Zeitalter der Nacht gelaert
und eine frühe Lichtintelligenz

Zündete die Schwermut an
die war noch flüssig
und weinte

Immer noch glänzt dein Sterben
hartes Veilchen


Nelly Sachs da *Oltre la polvere*


Qui, nell’ametista

Sono racchiuse le ere della notte
e una prima luce intellettiva
accese la tristezza
che era fluida ancora

E piangeva

Ancora splende il tuo morire
dura violetta


traduzione di Ida Porena

Pubblicato su Nelly Sachs | Contrassegnato da tag: , | Non ci sono Commenti »

memorie serbo compiute

Pubblicato da ritaflorit su 5 Giugno 2008

Memorie serbo compiute,
tetro cammino di sterpi contorti.

Tessono veli d’Inganno.
E il cuore è un’ara sacrificale
per gli dèi dei morti.


Rita R. Florit da * Lezioni inevitabili*
Lietocolle, 2005

Pubblicato su Rita R. Florit | Non ci sono Commenti »

Une voix

Pubblicato da ritaflorit su 2 Giugno 2008

J’entretenais un feu dans la nuit la plus simple,
J’usais le feu de mots désormais purs,
Je veillais, Parque claire et d’une Parque sombre
La fille moins anxieuse au rivage des murs.

J’avais un peu de temps pour comprendre et pour être,
J’étais l’ombre, j’aimais de garder le logis,
Et j’attendais, j’étais la patience de salles,
Je savais que le feu ne brûlait pas en vain…


Yves Bonnefoy da *Hier Régnant Désert*


Una voce


Alimentavo un fuoco nella notte più semplice,
Logoravo nel fuoco parole ormai pure,
Vegliavo, chiara Parca e d’una Parca oscura
La figlia meno ansiosa sulle rive dei muri.

Avevo un po’ di tempo per capire e per essere,
Ero l’ombra, mi piaceva custodire la casa,
E aspettavo, ero la calma attesa delle stanze,
Il fuoco, lo sapevo, non ardeva invano…

Traduzione di D. Grange Fiori

Pubblicato su Yves Bonnefoy | Contrassegnato da tag: | Non ci sono Commenti »

Peana per Afrodite

Pubblicato da ritaflorit su 27 Maggio 2008

(Quel che resta, con la voce velata)

La profondità che sale è la nascita. La schiuma è sempre nascente, solo nascente.Afrodite non ha una nascita: è la nascita, la venuta al mondo, l’esistenza.
La nascita esige la schiuma. Bisogna mischiare e bagnare perché nasca la cosa stessa: la sua forma inimitabile. “L’umido è la causa per cui il secco assume una forma”, dice Aristotele.
Il luogo della nascita, Empedocle lo chiama “i prati solcati di Afrodite”. Dea dei giardini, Aphrodìte en képois. Mari di erbe, erbe di mare, alghe, sargassi, varech, lattughe, capigliatura lucente, vello inzuppato, nascita della fenditura. Ciò che viene alla superficie, e spumeggia, è una fenditura. La fenditura non è un taglio, è una biforcazione nell’alga, è un frutto, un fico socchiuso su muschio umido. Sono labbra, leccate dal mareggio. Nascere: il nome dell’essere. Essere liberato, venire all’aperto da un luogo.
Niente dei: la sorte del luogo.
E il mare dagli spazi agitati moltiplica il riso: Eschilo lo chiama kymaton anàritmon ghélasma, il riso innumerevole delle onde. E molto più tardi, Oppiano di Cilicia lo chiama il ghélos, il grande mare dotato di riso, pelle di pantera e clamide socchiusa.
Una fessura, ma senza abisso, senza vortice e senza profondità. Hysteron pròteron figura retorica, chiamata anche isterologia. La parola della dea è una dolce isteria di schiuma senza angoscia, senza potenza. Una divinità senza forza, ànalkis theòs, ma da cui scorre, quando sanguina, ichòr, il sangue immortale che scorrendo brilla e non fa perire.
Solo un’elevazione sull’acqua, neppure un cammino, una nascita della fenditura che affiora.
Cipride, la dea dell’isola, eleva dolcemente la propria fenditura. E, inconcepibile, ben concepita, elevazione di una fenditura, la piccola zolla d’erba suddivisa, e la sua gemma, e la sua chiave, kléitoris.

J.L. Nancy da *Narrazioni del fervore*

Pubblicato su J.L.Nancy | Contrassegnato da tag: , | 2 Commenti »

Paola Febbraro

Pubblicato da ritaflorit su 24 Maggio 2008

Paola F. Febbraro
9.1.1956 - 22.5.2008

addio Paola, rondine di giugno…



i vivi premono troppo e minacciano la vita dei morti

mi sono lavata i capelli

mi sono lavata la testa i capelli la testa mi sono lavata la testa
i capelli e ho detto:

sono della specie femminile che piange


(Pasqua senza Victor 22 aprile 2000)

altri testi di Paola

http://liberinversi.splinder.com/tag/paola+febbraro

http://www.cepollaro.it/poesiaitaliana/FebbraTes.pdf


Pubblicato su Paola Febbraro | Non ci sono Commenti »

Geolatrica

Pubblicato da ritaflorit su 22 Maggio 2008

Beh, mò te lo dico, tibi, tabula, dicam.
Ho inserito l’alluce e l’unghia relativa
nel pieno dell’argilla
per cercarne i grani
per i differenti casi
che si sollevano
dai cieli serrati
per le varie categorie di anime

la sua crescita, il suo
ingrossamento, è dovuta
a ciò che soltanto spira
tra pollice in aria e alluce
in terra
non ci siamo mai consociati
io corpo, tu terra
se non in maniere diverse
in rami diversi e secondari
di implacabile necessità
di conoscenza, di urgenza filogenetica

la morte in fondo
all’argilla
non sarà allora
che un tenue
compiacimento
concentrica consunzione
di eteree carogne
di esangui consensi
di digestioni esterrefatte
tutto rimane
non - tremendo
e nelle sue rose corrose
di ventilazioni, di psicologemi
di contorti
logos sessuati: di
miraggi presunti che
chiamano dall’ultrainfinito
finito nelle sue fredde
faglie, in sazia cecità di
percorsi e tane.

Emilio Villa 1982 da *Zodiaco*


Pubblicato su emilio villa | Contrassegnato da tag: | Non ci sono Commenti »

Elegia di Portland Road

Pubblicato da ritaflorit su 14 Maggio 2008


Cosa proibita, scura la primavera.
per anni camminai lungo primavere
più scure del mio sangue. Ora tornano sul Tamigi
sul Tevere i bambini trafitti dai lunghi gigli
le piccole madri nei loro covi d’acacia
l’ora eterna sulle eterne metropoli
che già si staccano, tremano come navi
pronte all’addio…


Cosa proibita
scura la primavera.


Io vado sotto le nubi, tra ciliegi
Così leggeri che già sono quasi assenti.
Che cosa non è quasi assente tranne me,
da così poco morta, fiamma libera?


(E al centro del roveto riavvampano i vivi
nel riso, nello splendore, come tu li ricordi
come tu ancora li implori).

Cristina Campo *Poesie sparse*

Pubblicato su cristina campo | Non ci sono Commenti »

De Staël

Pubblicato da ritaflorit su 10 Maggio 2008

“Je décolle souvent et voyage toujours
pour voir si le lieu du leurre
ne se confond pas
avec celui de ma main”

à René Char
12 novembres1953

.

Pubblicato su De Staël | 3 Commenti »

Les mains négatives

Pubblicato da ritaflorit su 29 Aprile 2008

On appelle mains négatives les peintures de mains trouvées dans les grottes magdaléniennes de l´Europe Sud-Atlantique. Le contour de ces mains - posées grandes ouvertes sur la pierre - était enduit de couleur. Le plus souvent de bleu, de noir. Parfois de rouge. Aucune explication n´a été trouvée à cette pratique.

Devant l´océan
sous la falaise
sur la paroi de granit

ces mains

ouvertes

Bleues
Et noires

Du bleu de l´eau
Du noir de la nuit

L´homme est venu seul dans la grotte
face à l´océan
Toutes les mains ont la même taille
il était seul

L´homme seul dans la grotte a regardé
dans le bruit
dans le bruit de la mer
l´immensité des choses

Et il a crié

Toi qui es nommée toi qui es douée d´identité je
t´aime

Ces mains
du bleu de l´eau
du noir du ciel

Plates

Posées écartelées sur le granit gris

Pour que quelqu´un les ait vues

Je suis celui qui appelle
Je suis celui qui appelait qui criait il y a trente
mille ans

Je t´aime

Je crie que je veux t´aimer, je t´aime

J´aimerai quiconque entendra que je crie

Sur la terre vide resteront ces mains sur la paroi de
granit face au fracas de l´océan

Insoutenable

Personne n´entendra plus

Ne verra

Trente mille ans
Ces mains-là, noires

La réfraction de la lumière sur la mer fait frémir
la paroi de la pierre

Je suis quelqu´un je suis celui qui appelait qui
criait dans cette lumière blanche

Le désir
le mot n´est pas encore inventé

Il a regardé l´immensité des choses dans le fracas
des vagues, l´immensité de sa force

et puis il a crié

Au-dessus de lui les forêts d´Europe,
sans fin

Il se tient au centre de la pierre
des couloirs
des voies de pierre
de toutes parts

Toi qui es nommée toi qui es douée d´identité je
t´aime d´un amour indéfini

Il fallait descendre la falaise
vaincre la peur
Le vent souffle du continent il repousse
l´océan
Les vagues luttent contre le vent
Elles avancent
ralenties par sa force
et patiemment parviennent
à la paroi

Tout s´écrase

Je t´aime plus loin que toi
J´aimerais quiconque entendra que je crie que je
t´aime

Trente mille ans

J´appelle

J´appelle celui qui me répondra

Je veux t´aimer je t´aime

Depuis trente mille ans je crie devant la mer le
Spectre blanc

Je suis celui qui criait qu´il t´aimait, toi

Marguerite Duras

LE MANI NEGATIVE

Chiamiamo mani negative le pitture di mani trovate nelle grotte magdaleniane dell’Europa Sud-Atlantica. L’impronta di queste mani - completamente aperte sulla pietra - era impregnata di colore. Di blu e di nero più di frequente. A volte di rosso. Nessuna spiegazione è stata trovata per questa pratica

Davanti all’oceano

sotto la scogliera

sulla parete di granito

queste mani

aperte

Blu

E nere

Del blu dell’acqua

Del nero della notte

L’uomo è venuto solo nella grotta

Davanti all’oceano

Tutte le mani hanno la stessa grandezza

era solo

L’uomo solo nella grotta ha guardato

nel rumore

nel rumore del mare

l’immensità delle cose

E ha gridato

Tu che hai un nome tu che hai un’identità

io ti amo

Queste mani

del blu dell’acqua

del nero del cielo

Impresse

Aperte squartate sul granito grigio

Affinché qualcuno le veda

Sono quello che chiama

Sono quello che chiamava che gridava trenta

mila anni fa

Ti amo

Grido che voglio amarti, ti amo

Amerei chiunque senta che grido

Sulla terra vuota resteranno queste mani sulla parete di

granito di fronte al fragore dell’oceano

Insostenibile

Nessuno sentirà più

Ne vedrà

Trenta mila anni

Quelle mani, nere

La luce rifranta sul mare fa vibrare

la parete di pietra

Sono qualcuno sono quello che chiamava che

gridava in questa luce bianca

Il desiderio

la parola non è ancora stata inventata

Lui ha guardato l’immensità delle cose nel fragore

delle onde, l’immensità della sua forza

poi ha gridato

Su di lui le foreste d’Europa,

sconfinate

Lui si tiene al centro della pietra

dei canaloni

delle vie di pietra

ovunque

Tu che hai un nome tu che hai un’identità

ti amo di un amore indefinito

Occorreva discendere la scogliera

vincere la paura

Il vento soffia dal continente respinge

l’oceano

Le onde lottano contro il vento

Avanzano

rallentate dalla sua forza

e pazientemente toccano

la parete

Tutto si schianta

Ti amo oltre te

Amerei chiunque mi senta gridare che ti

amo

Trentamila anni

Chiamo

Chiamo quella che mi risponderà

Voglio amarti ti amo

Da trentamila anni grido davanti al mare lo

Spettro bianco

Sono colui che gridava di amarti, di amare te

traduzione di rita r. florit e alfredo riponi

LES MAINS NEGATIVES 1979, film, Films du Losange

Pubblicato su marguerite duras, traduzioni | 4 Commenti »