sottopelle

Non le restò che acquattarsi sotto il madido cielo nei boschi di braci del suo cuore

*Varchi del rosso* su Imperfetta Ellisse

Pubblicato da ritaflorit su 5 Novembre 2009


Ringrazio Giacomo Cerrai per l’attenzione al mio video
*Varchi del rosso*
qui

 

 

 

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La nuit commence

Pubblicato da ritaflorit su 4 Novembre 2009


La nuit commence.

Berçant la vie et berçant la mort
Entre les draps.

Mais un doigt s’enfonce
Pour rejoindre l’étoile vraiment solitaire.

Elle se contracte, c’était donc l’anémone
— mouillée par moi, pas par la mer —
Qu’il faut lécher
Lorsque la langue comme l’enfance

A tout le temps.

Courbant ma pensée, je viens sourire dans les poils,
Une vraie joie sans raconter d’histoire.

Tu appuies tes fesses, un peu froid.
Embrasse-moi pour que la nuit ne me défigure pas.

Ariane Dreyfus, Le périlleux retour, in L’Inhabitable, Éditions Flammarion, Collection Poésie, 2006.

*

Incomincia la notte.

Cullando la vita e cullando la morte
Tra le lenzuola.

Ma un dito affonda
A raggiungere la sola solitaria stella.

Si contrae, era dunque l’anemone
— bagnata da me, non dal mare —
Che bisogna leccare
Quando la lingua come l’infanzia

Ha tutto il tempo.

Curvando il mio pensiero, sorrido tra i peli,
una vera gioia senza raccontare storie.

Appoggi le tue natiche, un po’ freddo
Abbracciami affinché la notte non mi sfiguri.


Traduzione Alfredo Riponi e Rita R. Florit


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Anne Waldman – Makeup on Empty Space

Pubblicato da ritaflorit su 27 Ottobre 2009

Nuova poesia americana:  esce il volume dedicato a New York  qui

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Genere

Pubblicato da ritaflorit su 23 Ottobre 2009

Al tempio di Serapide


Il vento mi ha mutato

come ombra di rose

la mano che le tocca

lungo il sentiero.

Ed essere vorrei

fuoco bracile,

per selve, senza fiamma

se non stata.

Oh autunno elisio,

dammi soltanto

la tua breve pace!


***


Avorio e tenebra,

compagna. Adorna sei

d’un cielo che stemma

nelle vene l’ora

arcangelica. Notte

e aranceto, balaustra

salsa. Lontana, algente,

immota aurora,

ultima fiamma,

temprata corona.



Francesco Nappo
, Genere, Quodlibet 1996


Francesco Nappo è nato a Napoli nel 1949. Insegna Italiano e Storia nelle scuole superiori.


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la terra più del paradiso

Pubblicato da ritaflorit su 11 Ottobre 2009

La mia Confessione fedele

.

Curo i prati come il pavimento della mia casa,
guardo l’erba come il tappeto sul quale
allignano i figli e un tempo contento.
Non vi è obbligo di appartenenza.
Ogni filo d’erba è una speranza,
il diritto per l’umiltà di un altro
che l’ha preceduto e che io ho falciato,
raccolto e scelto per necessità e dottrina.

Pulire i prati è levare loro i sassi e contarli,
come un atto di compassione

ad ogni riverenza che gli concedi.
È raccogliere terra sputata dal fondo e seminarla,
di nuovo, in segno di generosità verso essa.

È forse un lavoro ingrato e fermo al punto di partenza
ma
è anche la mia confessione fedele,

la coscienza che mi riconosco addosso,
di essere qui anche per questo.



Poesia triste


Voglio morire, sedere e morire seduta,
come la Lena, pregava e ad occhi chiusi moriva.
Ho da tempo il cuore malato,

si stanno cibando gli orridi pensieri del corpo intero.
Ferisce la malattia che non va detta,
che non è chiesta perché non sarà capita.
Solitudine
dei giorni che passano come pause alle notti.
E di fronte ho le genti e i doni
di chi in visita così tanto viene a Ciaminades.

Ma voi chiamatemi solo con gesto di mano,
non pronunciate il mio nome.

Non cercate la donna, la moglie, non l’essere umano.

Io sono amante e chimera, muso di capra e coda di serpente,
grido di scherno e condanna, musa dell’arte, bocca di bronzo.
Non chiedete i miei versi, non la poesia, siate inerti.

Nei tanti quaderni io non sono parola,
sono il delirio di essa, null’altro! Tacete.


***


Ora che posso obbedire a me stessa,
affilo il desiderio di rifiutarmi.

Giacché è presenza inutile il mio nome
e come di periferia il mio corpo,
spoglio di ogni incanto e desiderio.


Io morirò fulminata a giugno,
prima della pioggia,alla raccolta degli ultimi fasci.
Cadrò sul prato raso a festa
e coltiverò l’erba per essere falciata
a settembre un’ultima volta.

Non lascerò niente di cui seppellirmi.
Nessun lamento, nessuna tomba d’accudire.

Allora invecchieranno gli inverni

e sbocceranno i crochi anche dentro la greppia di questa stalla,

perché sarò il fieno e come il fieno sarò ruminata,
lontana in conclusione dai rosari e dalle preghiere.

Mi unirò a un soffitto muto,
a un pavimento rivestito di letame.

E sarà mio dolcissimo ritorno
il silenzio che qui divora il tempo tra mattino e sera,
la veglia di un ramo d’ulivo,

riposto a ogni Pasqua
da mani ricolme di fede
che guarderò continuare.

.

Roberta Dapunt *La terra più del paradiso* Einaudi, 2008

Roberta Dapunt è nata nel 1970 e vive in Alta Val Badia . Ha pubblicato le raccolte di poesia OscuraMente (1993) e la carezzata mela (1999).   I suoi versi sono caratterizzati da inquietudine e armonia insieme, da un percorso religioso tormentato e puro. Le immagini che sceglie sono di morte e di naturalità e il suo sguardo segue le stagioni e gli animali nel silenzio delle sue montagne e dell’anima.




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Registro di Poesia#2 Edizioni d’If

Pubblicato da ritaflorit su 6 Ottobre 2009

Esiste questa forza contrapposta
che scaglia temperanza oltre i confini,
convoca asciutte nubi primordiali,
calcina freschi cieli inappagati.
Si sfrangeranno ai bordi del Consueto
le resistenze inutili del fare,
arrugginito remo che s’incaglia.

.

Rita R. Florit da “Tenaci Disperazioni”
Registro di Poesia #2,  Edizioni d’if 2009

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Giardino rinchiuso

Pubblicato da ritaflorit su 22 Settembre 2009


Tutte queste foglie. E l’albero di sambuco ricco di sensi.
Piovaschi.
Quando il sambuco si bagna, profuma intensamente.
Primordiali verdi. Oh, nella mia vita
ho conosciuto donne e uomini
ma anche dèi.

Ho parlato
E mi rispondevano. E’ difficile: se parlano
sembra sempre che dicano altro.
Intermediari?

Alcuni
parlavano attraverso foglie rosse
nascoste da altre foglie
con nervature molto evidenti. Senza nome. Foglie
assai vaste,
bacate,orride. Toccavano terra.
E’ difficile amarli.

Talvolta dànno sensazioni felici, anche sensuali.
certi massi, riversi, avevano un pube verde,
di musco. Statue. Fantasticato molto,con interferenze culturali
di dèi pagani e un poco d’Oriente.
Non si sa, non ci si può credere.
mali ho pensati spesso, anche nelle zone aride,
o sopra le distese d’acqua.


Pier Luigi Bacchini * Contemplazioni meccaniche
e pneumatiche* Mondatori, 200
5


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Pierre Jean Jouve

Pubblicato da ritaflorit su 7 Settembre 2009

Traverse d’un cri mon cerveau, hirondelle aux quatre
douleurs
C’est aujourd’hui le plus ancien printemps
Dans le ciel gris la croix grise du convent
Et la tempête a métamorphosé les verdures.


*Deserts* da les Noces (1925-1931)


photo by G. Antonietti di Cinarca

photo by G. Antonietti di Cinarca


Rondine di dolori, trafiggi con un grido il mio cervello
Oggi è la più antica primavera
Nel cielo grigio la croce grigia del convento
E la tempesta ha trasmutato il verde.


traduzione di rita r. florit


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La différence

Pubblicato da ritaflorit su 30 Agosto 2009


“Car à peine s’étaient-ils entr’aperçus, les autres /
S’avancèrent les premiers et les nôtres alors, l’âme /
Curieuse, firent halte à leur tour sous l’olivier,  / Mais
loersq’ils eurent touché leurs vêtements / Sans que nul
découvrît un sens aux dires / De l’autre, le discord / Eût
pu naître si les branches n’avaient laissé descendre /
Sur eux cette fraîcheur / Qui fait parfois des antagonistes /
s’éployer un sourire. Et s’étant / Regardés en silence, ils se
tendirent Des Mains amies. Et bientôt ”

L’insondable entre nous difference disais-je
L’abîme comme on dit s’il vaut la peine
D’insister sur ce vide encore à l’approche duquel
Quand nous nous resserrons grandit la difference
Identique à rien   Le meme l’absolument
partagé   absolument   fragmenté
Deux cases vides d’être   car
Rien   ne   nous   distinguee
plus qu’un rire


Michel Deguy da “Tombeau de Du Bellay” Gallimard, coll. « Le Chemin », 1973

*


La differenza


“Perchè a malapena si erano intravisti, gli altri /
I primi si fecero avanti e allora i nostri, l’anima /
Curiosa, si fermarono a loro volta sotto l’ulivo / Ma
quand’ebbero raggiunto i loro vestiti / Senza che si potesse
scoprire un senso al dire / Allora la discordia / Sarebbe
potuta nascere se i rami non avessero lasciato cadere /
Su di loro la freschezza / Che a volte fa distendere / un
sorriso ai contendenti.  E rimanendo / a guardarsi in silenzio,
si tesero Mani amiche. E presto”


L’insondabile fra noi dicevo differenza
L’abisso come si dice se vale la pena
D’insistere ancora su questo vuoto all’incontro del quale
Quando ci stringiamo cresce la differenza
Identica a niente   Lo stesso assolutamente
Condiviso   assolutamente   frammentato
Due casi vuoti d’essere   perché
Niente   ci   distingue
più di un sorridere


traduzione  M. Benedetti


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urgenza della luce

Pubblicato da ritaflorit su 4 Agosto 2009



*

A chi rimbomba il tamburo

del teschio

tra rovinii di parole

– quale di esse può

risorgere

per afferrare un sorso di

respiro

per dondolarsi nella cuna

della bocca

per ferrigna recarsi

nell’arengo della parola? –

colui sfida di colpo

l’incendio,

Dolore della luce

che lo costringe al verso

oscuro –

crisi di astenia

della lingua, lo dicono.

Tardo giardino

Tardo giardino

– i bambini corrono in

tenera possessione

dietro le farfalle, nei fiori.

In agile pugno già tengono

il segreto

– lo rendono sorpreso

all’aria

– hanno le mani alate

multicolori.

*

Christine Koschel
traduzione Cristina Campo

*

Christine Koschel è nata nel 1936 a Breslavia in Slesia. Fuggita con la madre nel 1944 dalla Slesia, vive un’infanzia profondamente segnata dalla guerra. Flno alla metà degli anni Cinquanta vive per qualche tempo in Inghilterra; tra il 1955 e il 1964 a Monaco di Baviera lavora come assistente alla regia in teatro, cinema e televisione. Nel 1965 lascia la Germania e si stabilisce a Roma, dove allaccia uno stretto legame di amicizia e collaborazione con Cristina Campo, che mirabilmente traduce parte della sua opera in italiano. Fra le sue raccolte poetiche  Den Windschädel tragen (1961), Phahlfuga (1966), Das Ende der TaubeEin mikroskopisch feiner Riss (2001).   Curatrice delle opere di Ingeborg Bachmann, ha ricevuto il “Premio Cultura della Bassa Sassonia” nel 1993. Fu anche uno dei partecipanti al Festival internazionale di poesia 1995 a Gerusalemme. Vive a Roma dal 1965.

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