sottopelle

Non le restò che acquattarsi sotto il madido cielo nei boschi di braci del suo cuore

Archivio per Luglio 2009

sinossi dei licheni

Pubblicato da ritaflorit su 20 Luglio 2009

di Giacomo Cerrai


Come intonaco vivo

c’è un ritrarsi prudente,

sul muro,

dei licheni. Lo pensai ieri,

quando ci fu necessità

di aggrapparsi a qualcosa.

Il muro è qualcosa,

il muro è la sostanza,

verticale.

Oltre ad esso, nel taglio netto

dei campanili,

c’è una luce diversa, presenze.

Non so che visita

mi toccherà oggi.

*

Sei qui, in carne ed ossa,

ma taci. O forse è un sogno,

una proiezione sul muro. Infatti

noto ora i licheni,

sulla tua bocca,

come un cancro circospetto. Le parole

non attaccano, glissano

sul salnitro giù giù

in una pozza indistinta di brusii.

Sì, per questo sorrido e subito

dimentico.

E’ così tipico di te

essere dove non sei.

*

Dei molti metalli di qui,

delle scodelle i cucchiai corti

l’alluminio rigato preferisco:

non c’è ruggine che s’allarghi

come i licheni bruni e nell’opaca

lucentezza, finito il cibo, non c’è

rischio che ci si specchi

questa faccia scambiata.

E il suono sulle inferriate

è buono e di notte

la freschezza dell’acqua,

rugiada dei silenzi,

nel bacile.

*

Non sei venuta, oggi,

non verrai, gli occhi non mi dicono

niente.

Non ci sono più parole nell’inchiostro.

Nel parlatorio vecchio

cessano i bisbigli e l’aria

raffredda sui selciati,

scurendosi la sera.

Niente importuna i licheni

nella loro nicchia.

I topi non li rodono che io sappia

altri appetiti limitandosi

al poco.

La corda che intrecciai

ancora tiene.

Credo che me ne andrò stanotte.


[L’intero poemetto  qui]


***

Giacomo Cerrai è nato a S.Giuliano Terme (Pisa) nel 1949. Ha studiato a Pisa, dove abita e lavora, e dove si è laureato in Letteratura Italiana Moderna e Contemporanea con Silvio Guarnieri. Ha pubblicato una raccolta poetica, Imperfetta Ellisse (Accademia Casentinese di Lettere, Arti e Scienze) e una silloge autoprodotta, La ragione di un metodo (Lulu.com). Ha collaborato in passato a “Private”, rivista di fotografia e scrittura, è uno degli autori del volume dedicato a Cesare Pavese “AA.VV. – Cesare perduto nella pioggia” a cura di Massimo Canetta, Di Salvo Editore Napoli, e della antologia “Vicino alle nubi sulla montagna crollata”, a cura di Luca Ariano e Enrico Cerquiglini, Campanotto Editore.
Gestisce il blog “Imperfetta Ellisse” (http://ellisse.altervista.org). Suoi testi sono reperibili in vari siti, come “La poesia e lo spirito”, “La dimora del tempo sospeso”, “Oboe sommerso”, “Via delle belle donne”.
La presente è una sezione di un lavoro inedito più vasto, che l’autore sta lentamente elaborando.

***

La parola riflette l’osservazione minuziosa dell’emozione, consegnando allo sguardo la presenza-assenza evocata. Se il muro è il confine del mondo e del relazionarsi all’Altro, [il muro è la sostanza,/verticale./Oltre ad esso, nel taglio netto/dei campanili,/c’è una luce diversa, presenze.] i licheni ne insegnano la percorribilità, e la qualità persistente.
[Niente importuna i licheni nella loro nicchia]. Segnale temporale. Inesorabile simbionte. Se il confine via via si popola e si vivifica sono i licheni la vera presenza-essenza che (s)muove. Se il muro è proiezione immaginifica il lichene ne è la sua trasfigurazione. [O forse è un sogno/una proiezione sul muro./ Infatti noto ora i licheni,/sulla tua bocca,/come un cancro circospetto.]. Costante presenza sostitutiva che inquieta, anche se attira. [non c’è ruggine che s’allarghi/come i licheni bruni e nell’opaca/lucentezza, finito il cibo, non c’è/rischio che ci si specchi/questa faccia scambiata.]. Sostanza oscura da nominare-dominare.
I tratti neri della scrittura non se-ducono. Ci si vuole con-durre, si andrà oltre il confine.

r.r.f



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nella notte

Pubblicato da ritaflorit su 10 Luglio 2009

Nella notte l’occhio elettrico

della lampada illumina il libro chiuso

del silenzio. Sulla strada del tempo

i miei percorsi rallentano il passo.

Non così la rosa che a maggio

ritorna, né il mare che lambisce la riva.

Non così la stella che giglia il cielo

notturno, e il buio l’ama

perché ne è stato accecato.

°

rita r. florit

da * Registro di Poesia n°2* a cura di Gabriele Frasca

Edizioni d’If , 2009


sentiero

°


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