1° marzo, h.20.oo presentazione di
TRE RACCONTI NOIRS di Elizabeth Frolet
con Carla Boccherini, Rita R. Florit, Enrico Frattaroli
‘Lavori in corso frane letterarie’ -piazza san martino ai monti 7a- roma
1° marzo, h.20.oo presentazione di
TRE RACCONTI NOIRS di Elizabeth Frolet
con Carla Boccherini, Rita R. Florit, Enrico Frattaroli
‘Lavori in corso frane letterarie’ -piazza san martino ai monti 7a- roma
Je nagerai vers toi
A travers l’espace profond
Sans frontière
Acide comme un bouton de rose
Je te trouverai homme sans frein
Maigre englouti dans l’ordure
Saint de la dernière heure
Et tu feras de moi ton lit et ton pain
Ta Jérusalem
*
Nuoterò verso te
Attraverso lo spazio profondo
Sconfinato
Acida come un bocciolo di rosa
Ti troverò uomo senza freno
Magro sommerso dal fango
Santo dell’ultima ora
E tu farai di me il tuo letto e il tuo pane
La tua Gerusalemme
**
L’odeur de la justice
L’odeur de la patience surhumaine
Des bêtes rayées derrière les barreaux
De la chance
L’odeur de la peur
L’odeur des excréments qu’on étendre sur les tombeaux
Des pauvres gens
La ménagerie de la police
La cruauté des enfants
Et cette odeur complexe qu’est la liberté
Mélange d’ammoniaque
De mélasse
Et de transpiration
*
L’odore della giustizia
L’odore della pazienza sovrumana
Delle bestie striate dietro le sbarre
Della fortuna
L’odore della paura
L’odore degli escrementi che si sparge sulle tombe
Della povera gente
Il serraglio della polizia
La crudeltà dei bambini
E l’odore complesso della libertà
Miscuglio d’ammoniaca
Di melassa
E di sudore
Joyce Mansour, Rapaces
trad. Rita R. Florit
.
Le cose non stanno molto diversamente in questa casa, per quanto riguarda la stanza del seno. Dalla fessura della porta chiusa sgorga un rivolo di latte e attraverso il buco della serratura trapela un odore dolciastro e bianco che dà la nausea. Dalla stanza non proviene alcun suono, vi regna un silenzio da puerperio. Conosco bene, da tempi lontani, questo morbido, profondo silenzio. Allora avrei voluto che durasse per sempre. Ma oggi?… Tutto è orribilmente cambiato e la stanza del seno mi incute soltanto disperazione.
Unica Zürn, L’uomo nel gelsomino, La Tartaruga, 1980 pag.205-206
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