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Archivio per la categoria ‘Angèle Paoli’

Carnets de marche

InAngèle Paoli, rita r. florit, traduzioni su 7 gennaio 2011 a 5:09 pm

Angèle Paoli da Carnets de Marche
Les Édition du Petit pois, 2010

traduzione  rita r. florit


Pommes de pins rousses éclatées gisant sur les aiguilles le vent
vorace dans les arbres berce ma fureur de l’horizon diffus
monte une odeur ambrée de mousse de résine le torrent vert-
de-gris frissonne soudain proche sous le bois écale pour un peu son
cristal sous la roche

le vent le vent carnivore me flagelle me lave de mes forces noires
me délivre j’aspire respire aspire la hantise du pire me forge une
violence son rire faussement rire mordre tuer mordre cette ardeur-
là aussi la taire pourquoi amour emphase vécu dans la destruction
inédite de soi de l’autre de soi ne rien demander à ne pas cesser de
imaginer sans en finir avec

les chênes-lièges se desquament peau arrachée jusqu’à l’à-vif je
rampe rampe m’égratigne et rampe m’insurge heures vides quel est
ce rien que je lui envie en veux protégé du vent le petit bois de pins
frais bruyère fine et eaux jacassantes mille voix entre les pertuis-
feuillages

abri de folie pourquoi vouloir renoncer à Eros est mort de ses
blessures corps y es-tu corps y es-tu le vent secoue les grand arbres
vaisseaux voilures tressaillent ciel d’eau sous les nuages une vache
surgit ascétique Io venue on ne sait d’où offerte au délaissée par
le vieux gypaète défroqué des fourrés la marine écrin gris-pluie
frissonne sous vents de terre « détruire dit-elle » distruggere.

***


Pigne rosse esplose giacenti su aghi di pino il vento
vorace tra gli alberi culla il mio furore dall’orizzonte diffuso sale un odore ambrato di schiuma di resina il torrente grigio-verde tremola d’un tratto vicino sotto il bosco sguscia fugacemente il suo cristallo dalla roccia il vento il vento carnivoro mi flagella mi purifica dalle forze oscure mi libera inspiro respiro inspiro l’assillo del peggio forgia in me una violenza il suo ridere falso ridere mordere uccidere mordere quell’ardore anche tacerlo perché amore enfasi vissuto nella distruzione inedita di sé dell’altro di sé non chieder nulla   smettere d’immaginare senza finirne con

le sughere si squamano pelle strappata fino al vivo striscio striscio mi graffio e striscio e insorgo ore vuote qual è questo niente che le invidio a profusione protetto dal vento il boschetto di pini fresco erica filiforme e chiaccherio delle acque mille voci tra fori-frasche

riparo dalla follia perché voler rinunciare a Eros è morto per le sue ferite corpo ci sei  corpo ci sei  il vento scuote i grandi alberi vascelli velature ondeggiano cielo d’acqua sotto le nuvole una mucca compare ascetica Io venuta non si sa da dove offerta abbandonata a un vecchio gipeto spretato dei dirupi  la costa scrigno grigio-pioggia rabbrividisce sotto venti di terra <<détruire dit-elle>> distruggere.

Angèle Paoli su *Passo nel fuoco*

InAlfredo Riponi, Angèle Paoli, rita r. florit su 23 ottobre 2010 a 6:06 pm

.

Ringrazio  Angèle Paoli  che ha recensito Passo nel Fuoco
su TERRES des FEMMES


qui  la traduzione italiana di Alfredo Riponi


LEGAMI STRETTA AL NUDO TUO VOLERE

Una poesia esigente quella di Rita R. Florit. Un poesia minuziosamente cesellata nella linea del poeta-orafo Pierre-Jean Jouve di cui è lettrice appassionata. Passo nel fuoco, nuova raccolta della poeta italiana, offre poesie cesellate all’oro fino, nella continuità di spirito e di immagini di Varchi del rosso. Poesia carnale dove l’incarnato della sensualità proietta il suo splendore su ogni poesia dove si dice il desiderio, la poesia di Regina R. Florit è ossessione del fuoco. Il fuoco della carne.

« Ho fuoco in abbondanza e mi devasta
e offrirtelo decuplica la pena ».

« J’ai feu en abondance, il me dévaste
et te l’offrir décuple ma peine ».

Fuoco della passione e fuoco del tormento attraversano la raccolta da una pagina all’altra, innervano i versi e alimentano l’arte poetica di questo piccolo opus, prezioso come un “coffret de santal” riempito di fragranze rare.

Attraverso quali sentieri oscuri e luminosi al tempo stesso ha luogo la traversata poetica da Rita R. Florit? Incantesimo per l’amato, Passo nel fuoco è un invito incandescente a cercare al centro della piaga la chiave di una passione divorante, sempre all’erta. Questo cammino esacerbato è anche quello di cui il poeta legge e dice le involuzioni e al contempo timori e paure. La carne preziosa si spiega e s’avvolge, le circonvoluzioni del piacere aprono la via a cieli infernali e la notte dipana il suo filo intorno agli amanti addormentati.

Controcorrente rispetto ai tentativi formali della poesia contemporanea, la sensibilità poetica di Rita R. Florit si iscrive, credo, nella filiazione petrarchizzante di Gaspara Stampa o di Louise Labé. In Rita R. Florit domina la musicalità della forma chiusa dell’alessandrino o dell’endecasillabo che ben s’adatta alle forme brevi, quartine, ottave, stanze o sestine. E se si può parlare di modernità, questa si legge altrove. Nella preoccupazione di scolpire la poesia nelle spirali abilmente intagliate dell’Eros. O nelle biforcazioni del vocabolario di cui Rita R. Florit nutre la sua estetica dell’amore.

Così, nella sinuosità di un verso, convivono forme antiche e lessico scientifico. La prossimità di questi estremi crea sorpresa e spaesamento letterario. E la quintessenza di questa poesia raffinata si legge nel crogiolo delle volute carnali che accendono il desiderio. Le delizie del piacere si nutrono anche del tormento che il desiderio fa nascere. Il fuoco è là, sorgente che fa ardere la carne, fiore e brace; ceneri e rogo che la voce dell’amato, fascio di fiamme vive, basta a ravvivare. Perché l’amante si abbevera alle loro ustioni. Il suo canto implora l’amato di fare di lei l’alleata del suo desiderio:

« Legami stretta al nudo tuo volere
perfetto raggio di fulminea cura. »

« Lie-moi serrée à ta volonté nue
rayon parfait de foudroyant souci. »

Con questa raccolta, Rita R. Florit ha vinto il Premio letterario “Mazzacurati Russo” 2009/10.

Angèle Paoli


sestina

InAngèle Paoli, rita r. florit, traduzioni su 10 marzo 2009 a 12:19 am

Vagues en dérive

Douloureuse elle fuit dans une nuit sans rêve
un nœud étroit musèle ses entrailles muettes
sa gorge tient serrés les sanglots en dérive
il aura donc suffi d’un printemps ténébreux
pour que se taise enfin le glas du désamour
dans ses entrailles sourdes à la pleine lumière

il en aura fallu des journées sans lumière
pour que son chant de pleurs se résigne à la trêve
pour que cesse soudain le glas du désamour
elle git alanguie dans ses rages muettes
enfermée dans le deuil d’un printemps orageux
qui la garde attachée sanglotante à la rive

elle se tient à l’orée de sa conque en dérive
attentive aux rigueurs de la pleine lumière
que finisse à jamais ce séjour caverneux
qui la vit s’abîmer dans un sommeil sans rêve
se perdre et se noyer en des rages muettes
en proie aux affres noirs du sanglant désamour

prisonnière alanguie en proie au désamour
elle se livre en aveugle à sa rage en dérive
et brame à la volée sa souffrance muette
pour que surgisse enfin dans la pleine lumière
la trame interrompue du tissé de ses rêves
et que s’exilent au loin les printemps orageux

que finisse aussitôt ce séjour ténébreux
que s’éloignent avec lui les rires de l’amour
que se tisse à nouveau un sommeil plein de rêves
et qu’ensemble tous deux coulant de rive en rive
ils puissent retrouver leurs jeux vers la lumière
évoluer sans fin loin des larmes muettes

s’envoler à jamais loin des rages muettes
et quitter pour toujours ce séjour caverneux
afin de renouer leurs jeux dans la lumière
et finir de languir dans un pieux désamour
libéré du désir de la rage en dérive
se couler à nouveau dans les vagues du rêve

loin des larmes muettes et regards orageux
s’adonner aux lumières, aux jeux d’eaux et d’amour
dans les rêves nouveaux de vagues en dérive

Angèle Paoli

***

Onde in deriva

Dolente fugge in notte senza sogno
costringe un nodo le viscere mute
la gola serra i singhiozzi in deriva
basterà primavera tenebrosa
a zittire il memento disamore
in viscere sorde alla piena luce

saranno occorsi giorni senza luce
perché il lamento accetti il suo bisogno
duro e taccia il memento disamore
indolente giace in collere mute
in lutto in primavera tempestosa
che l’incatena in singhiozzi alla riva

all’orlo della sua conca in deriva
tesa ai rigori della piena luce
finisca l’abitare cavernoso
che l’affondò in un sonno senza sogno
perdersi e annegare in rabbie mute
in cupo affanno di crudo disamore

langue in prigione in preda al disamore
si dà cieca alla sua rabbia in deriva
e brama al volo sofferenza muta
che sorga infine nella piena luce
la trama interrotta tessuto dei sogni
esiliate stagioni tempestose

finisca l’abitare tenebroso
sian lontane le risa dell’amore
si tessa di nuovo un sonno di sogni
e che insieme andando di riva in riva
ritrovino i giochi verso la luce
mutarsi avulso da lacrime mute

volar lontano dalle rabbie mute
lasciar per sempre il nido cavernoso
per riannodare i giochi nella luce
e finir di languire in disamore
liberato dalla rabbia in deriva
glissare ancora sulle onde del sogno

cacciati lacrime e sguardi in tempesta
darsi alla luce all’acque vive e all’amore
in sogni nuovi di onde alla deriva

traduzione rita r. florit



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