Beh, mò te lo dico, tibi, tabula, dicam.
Ho inserito l’alluce e l’unghia relativa
nel pieno dell’argilla
per cercarne i grani
per i differenti casi
che si sollevano
dai cieli serrati
per le varie categorie di anime
la sua crescita, il suo
ingrossamento, è dovuta
a ciò che soltanto spira
tra pollice in aria e alluce
in terra
non ci siamo mai consociati
io corpo, tu terra
se non in maniere diverse
in rami diversi e secondari
di implacabile necessità
di conoscenza, di urgenza filogenetica
la morte in fondo
all’argilla
non sarà allora
che un tenue
compiacimento
concentrica consunzione
di eteree carogne
di esangui consensi
di digestioni esterrefatte
tutto rimane
non – tremendo
e nelle sue rose corrose
di ventilazioni, di psicologemi
di contorti
logos sessuati: di
miraggi presunti che
chiamano dall’ultrainfinito
finito nelle sue fredde
faglie, in sazia cecità di
percorsi e tane.
Emilio Villa 1982 da *Zodiaco*



