il mese più crudele

 

 

Ci sono gusci ruvidi nell’erba
rotondità di vento rotolanti
che incespicano all’orlo del non detto
ritratte in gelido fruscìo superbo

Ci sono ampolle chiare e cristalline
in cui bere il veleno dell’aprile
fiale spezzate gocce traballanti
in dondolìi di cenere violetta

Ci sono guizzi acerbi di ramarri
nascosti tra le mille fioriture
passo d’addio all’inverno rintanato
in ringhiera di piccolo balcone

Ci sono le minuzie in zampettìo
che pigola e riluce nelle piume
e dice l’universo della cura
l’artiglio d’ala calda che le copre

Ci sono segni duplici e perfetti
che fanno guardia all’innocente cuore
il fragile riveste scorza dura
invipera alla minima stortura

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