Une voix

J’entretenais un feu dans la nuit la plus simple,
J’usais le feu de mots désormais purs,
Je veillais, Parque claire et d’une Parque sombre
La fille moins anxieuse au rivage des murs.

J’avais un peu de temps pour comprendre et pour être,
J’étais l’ombre, j’aimais de garder le logis,
Et j’attendais, j’étais la patience de salles,
Je savais que le feu ne brûlait pas en vain…


Yves Bonnefoy da *Hier Régnant Désert*


Una voce


Alimentavo un fuoco nella notte più semplice,
Logoravo nel fuoco parole ormai pure,
Vegliavo, chiara Parca e d’una Parca oscura
La figlia meno ansiosa sulle rive dei muri.

Avevo un po’ di tempo per capire e per essere,
Ero l’ombra, mi piaceva custodire la casa,
E aspettavo, ero la calma attesa delle stanze,
Il fuoco, lo sapevo, non ardeva invano…

Traduzione di D. Grange Fiori

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3 pensieri riguardo “Une voix”

  1. Bellissimi versi, questi di Bonnefoy…Specialmente gli ultimi mi lasciano un sentore di esperienze vissute:
    E aspettavo, ero la calma attesa delle stanze,
    Il fuoco, lo sapevo, non ardeva invano…

    Sembra il sogno realizzato dell’artista, che il fuoco nella casa non arda invano dopo le molte ore che si passano a lavorare la forma, non ti sembra? Qui, tra l’altro, Bonnefoy sembra ricordarsi di un poeta che non ha amato, Valéry (la giovane Parca).

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  2. La tua è un’interpretazione convincente Alessandro..sono un pò distante adesso da Bonnefoynon leggendolo da più di un anno ma come lui non ho mai amato molto Valery.Il fuoco è una meditazione complessa su cui ho lavorato in passato anche grazie alle suggestioni di Bachelard che da sempre è un mio “faro”; certo il potere trasformativo del fuoco è la fucina cui arroventare e sfidare la lingua la forma lo stile, e poiché la complemetarietà con l’aria lo nutre di visione il fuoco è realtà immaginativa e creativa insuperabile

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    1. Di Bachelard conservo dei ricordi bellissimi! Ai tempi dell’università lo si canzonava ma poi lo si leggeva di nascosto, visto che tra i giovani filosofi, a volte, non c’è molta giustizia per lo stile letterario…Mi chiedevano: “Ma quale Bachelard leggi? Quello della psicanalisi o quello del razionalismo scientifico?” Metteva tutti in serio imbarazzo, Bachelard, e intanto nessuno ne parlava se non sottovoce.
      Va da sé che a me è sempre piaciuto attardarmi sulle sue pagine, cominciando proprio dalle sue psicanalisi delle acque e del fuoco.

      Prima o poi bisognerà ritornare anche a lui, e a Bonnefoy, certo, che in effetti trovo “aulico” rispetto ad altri poeti contemporanei, cioè vola molto in alto per i miei gusti…E forse sbaglio, ma mi sembra che la poesia agisca davvero laddove non è desiderata, quindi giocando con la prosa, mettendola a disagio. Allora amo i saggi di Bonnefoy- L’improbabile su tutti, credo- ma rimango diffidente sulla produzione poetica. Però i versi che hai pubblicato sono molto belli e spero che la mia impressione cambi presto, se non in una forma di adorazione almeno in una frequentazione serena.

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