La différence


“Car à peine s’étaient-ils entr’aperçus, les autres /
S’avancèrent les premiers et les nôtres alors, l’âme /
Curieuse, firent halte à leur tour sous l’olivier,  / Mais
loersq’ils eurent touché leurs vêtements / Sans que nul
découvrît un sens aux dires / De l’autre, le discord / Eût
pu naître si les branches n’avaient laissé descendre /
Sur eux cette fraîcheur / Qui fait parfois des antagonistes /
s’éployer un sourire. Et s’étant / Regardés en silence, ils se
tendirent Des Mains amies. Et bientôt ”

L’insondable entre nous difference disais-je
L’abîme comme on dit s’il vaut la peine
D’insister sur ce vide encore à l’approche duquel
Quand nous nous resserrons grandit la difference
Identique à rien   Le meme l’absolument
partagé   absolument   fragmenté
Deux cases vides d’être   car
Rien   ne   nous   distinguee
plus qu’un rire


Michel Deguy da “Tombeau de Du Bellay” Gallimard, coll. « Le Chemin », 1973

*


La differenza


“Perchè a malapena si erano intravisti, gli altri /
I primi si fecero avanti e allora i nostri, l’anima /
Curiosa, si fermarono a loro volta sotto l’ulivo / Ma
quand’ebbero raggiunto i loro vestiti / Senza che si potesse
scoprire un senso al dire / Allora la discordia / Sarebbe
potuta nascere se i rami non avessero lasciato cadere /
Su di loro la freschezza / Che a volte fa distendere / un
sorriso ai contendenti.  E rimanendo / a guardarsi in silenzio,
si tesero Mani amiche. E presto”


L’insondabile fra noi dicevo differenza
L’abisso come si dice se vale la pena
D’insistere ancora su questo vuoto all’incontro del quale
Quando ci stringiamo cresce la differenza
Identica a niente   Lo stesso assolutamente
Condiviso   assolutamente   frammentato
Due casi vuoti d’essere   perché
Niente   ci   distingue
più di un sorridere


traduzione  M. Benedetti


urgenza della luce



*

A chi rimbomba il tamburo

del teschio

tra rovinii di parole

– quale di esse può

risorgere

per afferrare un sorso di

respiro

per dondolarsi nella cuna

della bocca

per ferrigna recarsi

nell’arengo della parola? –

colui sfida di colpo

l’incendio,

Dolore della luce

che lo costringe al verso

oscuro –

crisi di astenia

della lingua, lo dicono.

Tardo giardino

Tardo giardino

– i bambini corrono in

tenera possessione

dietro le farfalle, nei fiori.

In agile pugno già tengono

il segreto

– lo rendono sorpreso

all’aria

– hanno le mani alate

multicolori.

*

Christine Koschel
traduzione Cristina Campo

*

Christine Koschel è nata nel 1936 a Breslavia in Slesia. Fuggita con la madre nel 1944 dalla Slesia, vive un’infanzia profondamente segnata dalla guerra. Flno alla metà degli anni Cinquanta vive per qualche tempo in Inghilterra; tra il 1955 e il 1964 a Monaco di Baviera lavora come assistente alla regia in teatro, cinema e televisione. Nel 1965 lascia la Germania e si stabilisce a Roma, dove allaccia uno stretto legame di amicizia e collaborazione con Cristina Campo, che mirabilmente traduce parte della sua opera in italiano. Fra le sue raccolte poetiche  Den Windschädel tragen (1961), Phahlfuga (1966), Das Ende der TaubeEin mikroskopisch feiner Riss (2001).   Curatrice delle opere di Ingeborg Bachmann, ha ricevuto il “Premio Cultura della Bassa Sassonia” nel 1993. Fu anche uno dei partecipanti al Festival internazionale di poesia 1995 a Gerusalemme. Vive a Roma dal 1965.