Stabat nuda aestas

 

ESTATE

 

Stabat nuda aestas E’ questa la stagione che abbraccia e che trafigge, incendia a folate e scava un’alterna aia monotona, una eternità nascosta alle sue avverse sontuose absidi,sparizioni in caduta di memoriali roghi,crepe al suo corroso declivio di frontiere celesti, a nostalgie di cateratte insonni arroventate lungo il sogno ormai svuotato, e scarne funi di approdi invisibili. Sui roveti, su lacere balaustre,come porte e rughe raggianti, in fughe stizzose, e non altrove,esplode l’eclisse a perdere. E non può essere in altro luogo, in tempo altro, che qui, ora,dove tu afferri l’avvento abbacinato, e miri a vanvera e rudimento la saetta che (s) crépola forze prodigiose, e rilassi di trincee,di allarmi di sensi, di cacce seminali, inconsulte,di purissime salamandre dormienti nel fuoco: non altrove che qui la inquieta stagione esulta, morde e abbatte. Un amore rovesciato chiude ormai in un unico e avverso torpore, crèpola , o particola di cecità univers, il giorno lungo e nuovo, voli raggianti e gorghi a galla nell’esteso dei dirupi e delle minime travéggole:anche il vento è in crisi, in rivolta, brucia un cuore magro, vago, brado, nelle frange della cute.

 

Emilio Villa da “ Vanità Verbali” il Verri 7-8, 1998
ora in
A.VV., Parabol(ich)e dell’ultimo giorno. Per Emilio Villa. Dotcom Press, 2013

 

 

 

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