Geolatria

spezza il pane del corpo
separa in quattro ventricoli
il canopèo del cuore  rapido
fluendo in argilla
tra portici di ghiaia e cunicoli falsi
il congruo accatastato

da cumuli d’echi
d’arcobaleni incerti

dove non si guarda
né a sud né a nord
né sopra né sotto
fluttuante fanfara di immani segreti
disfano fragili brulichii
di mondi corporali
nel bisbiglio increato
di alvei di vertebre di terre scure
in preda di coscienza
l’occhio del precipizio
chiare insonni
vallate d’orecchi illumini
di gusci d’ombra a picco
d’eternità
obbrobriosamente scomparse
brevi tori d’onda perpetua
e agglomerati d’orge in pompa
e conchiglie gelate di essenze feldspatiche.

(primi anni ottanta)

Emilio Villa, Zodiaco, Empirìa, 2000