ciao Jolanda

 

jolanda-insana-copyright-enzo-eric-toccaceli1

Jolanda Insana

(Messina, 18 maggio 1937 – Roma, 27 ottobre 2016)

poiché la vista stava variando ho svuotato le tasche
e deposta la sacca ho scagliato elci e bastone
all’imbocco dell’erto passo
per lasciare lì il peso dicendo e non dicendo
qui resta la stanchezza
e volendo essere leggere m’inerpico alleggerita
contando di lasciare alla prossima salita l’altro
peso

in cima si arriva prima con la mente

non posso evitare il veleno
amando io il pungiglione della vita
e in dosi quotidiane lo prendo
antidoto contro il grande veleno amaro
e così pure avendo ferite aperte sulle mani
tocco le cose e punto i piedi
per spostare la parete massello del falso male
traendo la vita alla sua vita nel piccolo quadrato
che sta dentro il magico quadrato
della forza e del suo giorno

qualcosa è stato scritto in qualche centro
e però srotolando la scrittura devio e mi ribello
perdutamente sommersa l’immagine anguillosa
volendo essere un’altra senza copiatura
e ritorno animale sulla traccia del seme e del pane
per lusinghevole promessa di temporale regname

aperta quarantanove volte la porta
nessuno vi passò e dovevo sapere
che l’altra porta era chiusa
e nessuno poteva uscire
e si riaprirà ancora la porta
e non passa chi si chiude dall’altra parte
e non mette mani alle sue malie

ho conosciuto il càid del villaggio
e l’ansito che batte dal fuori verso dentro
nella crivellatura del miglio
e il sapore del fico catalano
schiacciato dentro il pane
ascoltando la voce vaticinante
tra la piena di luppoli e melissa
meraviglioso odore contro i morbi
per uscire dalla latrinosa tenebra
ingozzando il desiderio come un pollo

poiché la vita taglia
come filo di scoperto male afferrato
la vita malamente afferrata in parolette brevi
e senza gusto affrontatore
e l’anima paga della raccolta s’addormenta
e non sa su quale paglia giacerà
continuo a strappare il fiore
con il  pollice e l’anulare
e l’avvolgo in rosso panno

e costruire trappole per acchiappare l’anima
fuoriuscita dal corpo sveglio e sottratta alla pazzia
riportarla alla sua culla viva
prima che il vuoto ricominci a ribollire e la divori

da Il magico quadrato in  Medicina carnale,  Lo Specchio Mondadori, 1994

 

 

Annunci

Mariangela Guatteri da “La cognizione dello spazio”

Non è sufficiente dire:” io non sono il corpo”.
Bisogna anche realizzarlo. Non è così semplice.
Bisogna non essere preda del delirio.

L’universo è diviso in tre sistemi planetari, quello
superiore, quello intermedio, quello inferiore. La
Terra fa parte del sistema intermedio.
Anche gli altri pianeti dell’universo sono popolati
da innumerevoli esseri viventi; sulla Terra
non esiste alcun luogo privo di esseri viventi.
In profondità nel terreno ci sono i vermi, nell’acqua
ci sono animali acquatici, nel cielo ci sono gli uccelli.

Tutti sono intrappolati.

Si potrebbe usare la propria energia in modo da
ottenere un corpo che permetta di entrare nel
pianeta.

Al momento della morte bisogna staccare gli
occhi dalla contemplazione degli oggetti, e
impegnare le orecchie ad ascoltare la vibrazione.
Se la mente è turbolenta va fissata e il respiro
condotto alla sommità del capo. Si può raggiungere
la perfezione.
A questo stadio si decide dove andare. Esistono
innumerevoli pianeti.
Si hanno informazioni dell’esistenza di questi
luoghi attraverso la letteratura.
Se per esempio si vuole andare in America, ci si
può fare qualche idea di questo paese leggendo i
relativi opuscoli.
Se si conoscono tutte le descrizioni che i testi
contengono, ci si può trasferire secondo il proprio
desiderio su qualsiasi pianeta.
Il viaggio con mezzi meccanici non è il metodo
riconosciuto.
 

Mariangela Guatteri, Le connnaissance de l’espace/ La cognizione dello spazio, Benway Series Feuilles/Fogli, Tielleci 2014