Ada Sirente – Collevero

Abitare i tralicci di ferro, dove il tempo somiglia alle mani che ponevano in fila tutti i pezzi di ferro fino all’ultima struttura, composta, è adesso che guardo il traliccio di ferro, l’imposta, che compone in finestra l’immagine tutta rimpicciolita.

Ora è grande quanto le dita, il traliccio, e quasi riesco a controllarne la fibra elettrificata – m’illudo, di farlo – nel tempo piccolo dello scatto di finestra chiusa sopra: circoscrivo.

L’energia è il confine furtivo che divide le cose, e le diventa.

Sono ferma davanti a qualcosa che sembra morire, ma torna: Impedenza.

Qualche cosa che rende la stanza un bipòlo, che resiste al passaggio sul suolo della luce alternata, se mi muovo,  col buio dell’ombra di corpo.

Proprio adesso spalanco: un rumore d’imposta invertito – tutto quello che vedo: un traliccio.

 

Ada Sirente, IV Colleverde ( i tralicci)  da Collevero, Di Felice edizioni, 2013

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I. Bachmann – Muro del suono

 

 Klagenfurt 25 giugno 1926 – Roma 17 ottobre 1973

 

Schallmauer

 

Der  Lärmteppich, breit und laut,
hinter dir her schlieft,
was mehr lärmt
es, es zittern
Deine Häuser alle,
jeder Fußbreit
in deinem Kopf
alle deine Besitzungen
Gedanken, Gedenken
das überrast
mit ener Geschwindigkeit
die nie die deine war
dieser Wahn,  es ist nicht
mehr, nichts ist mehr, und
es ist nicht mehr weit
bis mit dem großen Knall
unter dem du dich duckst
über dir, oben , du
die Schallmauer durchschlängst,
nacch oben.
Du duckst dich, du bist schon
oben und trittst deine Reise an
mit funkelnden Fetzen und Felgen
mit ausgerissenen Nähten und
einer Wahnkraft, für deren
Durchschlag der Himmel immer zu weich
und die Erde zu hart ist.

Il tappeto del chiasso, largo e sonoro,
ti striscia dietro,
ciò che fa più chiasso, tutto
fa chiasso e lo fa sonoramente,
tremano tutte
Le tue case,
ogni palmo
nella testa
tutte le tue proprietà
pensieri, memorie
sfrecciano all’impazzata
con una velocità
che non è mai stata la tua
questa illusione, non è
più, nulla è più, e
non manca più molto
al grande schianto
sotto il quale ti chini
sopra di te, in alto,
sfondi il muro del suono,
verso l’alto.
Ti chini, sei già
in alto e cominci il tuo viaggio
con brandelli e volteggi sfavillanti
con cuciture strappate e
una forza illusoria per  il cui
sfondamento il cielo è sempre troppo tenero
e la terra troppo dura.

da  I. Bachmann, Non conosco mondo migliore, Guanda 2004
trad. Silvia Bortoli

da NYCTALOPIA

 

 

La Bestia in agguato l-angue la lingua salirà verso l’alto, piante radiali affiorano, serpe-vita vampe visioni
boschi vasti di te in me spazio dendrite, forma della memoria lucida, la sua spada è la dura “r” rame oro, chiaro senz’ombra sentiero tra le ramaglie, foglie degli occhi mani umide colline.

Rita R. Florit, Nyctalopia, La Camera verde, 2018