*grazie ad Alessandra Conte per la sua nota critica a NYCTALOPIA,
https://sottopelle.wordpress.com/nyctalopia/

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M. Guatteri – TECHNIQUES DE LIBÉRATION

Une fois qu’on a fermement posé (un) pied
contre le périnée et qu’on a fixé l’autre
au-dessus du pénis, appuyer vigoureusement
le menton à la poitrine et rester immobil
en tenant ses sens sous contrôle et ses yeux
fermés, en regardant entre ses sourcils.
On appelle ça Siddhasana qui ouvre
certainement les portes de la libération.
Or les sciences du langage sont premières parmi
les moyens de libération.

 

1

LA MODALITÉ VÉGÉTALE

Ils introduisent des objets; associations.
Ils se laissent envahir par des moments extérieurs, modifier leur forme.

Passifs: pensés par les objets. Mots; mémoire ; émotion.
Sensations spécifiques de ce qui bouge, de ce qui est agité. Arythmique.

Cinq classes productrices d’états.

Un cercle non interrompu (ils se suicident. Dès que réalisés).

Ça libère un fragment de matière : il se détache du flux.

Ça contribue à l’abolition d’au moins un fragment.
Il est tendu dans une seule position.

Les modalités du renoncement: l’abolition des modalités humaines.

Une autre modalité d’existence (la position, le premier pas).

La censure polit des automatismes; la concentration sur la chose,
un point: immobile et continue.

Mariangela Guatteri, La modalité végétale, da Techniques de libération, Benway Series, Tielleci Editrice, 2017 traduzione Michele Zaffarano

S. Quinzio – da Diario profetico

 

123.
Che bisogna lasciare tutto è vero. Ma è vero anche che non abbiamo neppure il coraggio di dirlo a noi stessi.

177.
Ricadendo nella vita quotidiana, nella quale siamo quasi sempre, diventa falso e assurdo  tutto ciò che è chiaro e vero. C’è una doppia verità, in pratica, e la verità vera c’è solo per pochi istanti.
Emergiamo dal nulla di quando in quando con una punta estrema di speranza. Ma questa possibilità c’è, e crea il tragico.

186.
Si sente frequentemente affermare la validità immutabile delle “verità scientifiche” contro l’incertezza e la contraddittorietà delle “verità filosofiche” o “religiose”.  È anzi questo, dal positivismo in poi, il cavallo di battaglia di coloro che non vogliono nulla al di là di quello che già hanno. In realtà le cose non stanno affatto così, e non c’è da questo punto di vista una vera differenza tra la storia della filosofia e la storia della scienza. In tutta la storia dell’umanità non esiste una sola affermazione che non sia stata prima o poi contraddetta, che non sia stata accolta e poi rifiutata. Nessuna, né per la religione né per la filosofia né per la scienza né per l’arte né per la politica né per la morale. Del resto, basterebbe riflettere sul fatto che neppure il “principio di identità” è sfuggito a questa sorte. È crollata la geometria euclidea, come è crollata l’astronomia di Tolomeo, come è crollata la fisica di Galileo, come è crollata la medicina di Ippocrate. I medici, oggi, ridono dei medici di anche solo cinquant’anni fa, come i medici di cinquant’anni fa ridevano dei loro predecessori, e come fra cinquant’anni si riderà dei medici d’oggi. Chi è schiavo del “secolo” è sempre convinto che la verità sia  hic et nunc. Si dirà che le dottrine scientifiche non crollano, ma che vengono superate e quindi incluse in una nuova dottrina, più ampia e più complessa. È un modo di dire. Che del resto può andare benissimo anche per la storia della filosofia e per la storia delle religioni. Anzi, di là è stato tratto e applicato alla storia della scienza ( che è l’idolo di turno, almeno fino a ieri), e quindi ne vede lo sviluppo , o cerca di vederlo. Hegel, che aveva fiducia nella “idea”, ne vedeva lo sviluppo. Poi la fiducia si restrinse alla sola scienza sperimentale, oggi, ormai, alla sola tecnica. Ma anche questo forse è passato: con l’arte, con il dinamismo a oltranza, l’uomo moderno di punta, si veda la Francia da Bergson in poi, si sforza di tornare primitivo.

 

S. Quinzio, Diario profetico, Adelphi, 1996

P.P.Pasolini – Terra lontana

a Marcello Pietro
(22.7.1917 – 8 .11. 1996)

CIERA LONTANA

MI volti viers la ciampana
muarta ch’a cianta cussì:
“Jo i vif ta la ciera lontana
da la vita ch’a no è pì>>

Amòur di na ciera lontana
par te il còur al mi dòul.

No vuej scoltà la ciampana
viva ch’a cianta cussì:
<<Jo i mòur ta la ciera lontana
da la muàrt ch’a no è pì>>
Amòur di na ciera lontana
par te il còur al mi dòul…

TERRA LONTANA
Mi volto verso la campana morta, che canta così: <<Io vivo nella terra lontana della vita che non è più>>.Amore di una terra lontana, per te il cuore mi duole. NOn volgio ascoltare la campana, viva, che canta così: <<Io muoio nella terra lontana della morte che non è più>>. Amore di una terra lontana, per te il cuore mi duole…

P.P.Pasolini , Il Gloria (1950-53) ,Appendici a La meglio gioventù,in P.P.Pasolini ,Tutte le poesie, I meridiani Mondadori, 2003