P.P.Pasolini – Terra lontana

a Marcello Pietro
(22.7.1917 – 8 .11. 1996)

CIERA LONTANA

MI volti viers la ciampana
muarta ch’a cianta cussì:
“Jo i vif ta la ciera lontana
da la vita ch’a no è pì>>

Amòur di na ciera lontana
par te il còur al mi dòul.

No vuej scoltà la ciampana
viva ch’a cianta cussì:
<<Jo i mòur ta la ciera lontana
da la muàrt ch’a no è pì>>
Amòur di na ciera lontana
par te il còur al mi dòul…

TERRA LONTANA
Mi volto verso la campana morta, che canta così: <<Io vivo nella terra lontana della vita che non è più>>.Amore di una terra lontana, per te il cuore mi duole. NOn volgio ascoltare la campana, viva, che canta così: <<Io muoio nella terra lontana della morte che non è più>>. Amore di una terra lontana, per te il cuore mi duole…

P.P.Pasolini , Il Gloria (1950-53) ,Appendici a La meglio gioventù,in P.P.Pasolini ,Tutte le poesie, I meridiani Mondadori, 2003

 

 

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PPP- La Divina Mimesis

 

La verità che non si riesce a dire (come gli antichi non riuscivano a dire i sogni perché li credevano qualcosa di diverso da ciò che sono in realtà) è questa: ognuno di noi è fisicamente la figura di un acquirente e le nostre inquietudini sono le inquietudini di questa figura (così come i nostri terrori sono i terrori dei nostri sogni). Il mondo degli uomini come noi li conosciamo nella nostra vita modellata dalla maggioranza, è un mondo di acquirenti. Tutto ciò che ci serve per manifestarci è acquistato. Ma il vero sguardo che osserva noi acquirenti non è lo sguardo di un altro acquirente. Solo in certi momenti tale sguardo è anche il nostro sguardo: ma allora si tratta di una divinazione, il cui valore non è né stabilito né riconosciuto da alcuno. Perciò  la nostra esperienza vitale resta l’esperienza di chi si rivela attraverso l’umile acquisto. Nei casi migliori, tuttavia, riusciamo a fare di questa esperienza di illusi una esperienza reale: riusciamo cioè a identificare le esperienze della figura dell’acquirente che ci vive con le esperienze di quella figura irrealizzata che si chiama uomo. A meno che la figura dell’acquirente non si valga anche di tale presunta identificazione – attraverso a manovra che ci è ben nota –  per viverci ulteriormente la pace. Le leggi che ci governano hanno preso forma in un altro mondo cui non appartiene nessuno. Perché siamo sempre noi che, se volgiamo, diventiamo prima sicari e catecumeni, poi maestri della produzione di quelle merci di cui siamo acquirenti. Facendo questo sperimentiamo che non c’è alcuna soluzione di continuità tra suddito e padrone, tra lavoratore e capitalista. Ogni promozione non cancella  mai lo stato precedente: così come il fatto di essere adulti non cancella il fatto di essere stati ragazzi. Anzi, sono in ogni caso gli stati primi, i più importanti e definitivi. Anche chi partecipa alla produzione avrà sempre i caratteri del consumatore. Ritornerà sempre alle sue prime inquietudini. Al suo non appartenersi. Non è suo lo sguardo che guarda chi è presente e si esprime acquistando le sue merci.

 
Pier Paolo Pasolini, Appunti e frammenti per il IV canto da La Divina Mimesis, Mondadori 2006

Alba

 

 

 

O sen svejàt
dal nòuf soreli!
O me cialt jet
bagnàt di àgrimis!

Cu n’altra lus
mi svej a planzi
i dìs chìa svualin
via come ombrenis

*

O petto  svegliato dal nuovo sole!
O mio caldo letto bagnato di lacrime!
Con un’altra luce mi sveglio a piangere
i giorni che volano via come ombre.

Pier Paolo Pasolini

da “La meglio gioventù” poesie friulane 1954


nella lingua a me cara ricordo oggi PPP a 35 anni dalla morte,
solo un’immagine bambina nella mia lingua bambina