Angèle Paoli – Il Leone degli Abruzzi

http://terresdefemmes.blogs.com/mon_weblog/le-lion-des-abruzzes-chez-cousu-main.html


 

Il  Leone degli Abruzzi

 

I

Lei
aveva dimenticato tutto
di quel giorno
tutto o quasi
Ed era febbraio
il tempo delle febbri
fredde
delle luci
filanti
che filtrano tra le dita nude
dei platani
era il tempo del Tevere
dello scorrere d’acque
brumose
sugli argini
era il tempo
dei giorni brevi
in cui percorrere le vie
della città
urta  ai limiti
della notte
presto scesa
era il tempo
della cantina
di Largo Argentina
a due passi dal Foro
di Cesare assassinato
“tu quoque mi fili”
parole di morte

risuonano in gola
Cesare assassinato vacilla
sotto la lama affilata
che lacera il cuore
E non restano
che gatti erranti
su un campo di rovine
e frammenti smembrati
di colonne distese
che nessuno
interroga più

Era il tempo
delle deambulazioni
nel passato distrutto
della città in inverno.

.

II

.
Una sera
una sera di nera notte
senza luna  la cantina
sembrò tutt’altro
appena socchiusa
la porta
subito richiusa
sulle nozze festose
si riaprì su loro tre
pregandoli di entrare
e d’accomodarsi
Restarono immobili
sulla soglia
indecisi
ma la voce pressante
li invitò
tra gli ospiti
presero posto
al grande tavolo
apparecchiato  a festa

Come ospiti d’onore
occupavano il centro
attorniati da volti
accorti
ridendo e parlando ad alta voce
per celebrare
il fiero festino
di una notte di nozze.

III

C’erano
tonache nere
e cornette bianche
gioia soprattutto
e buonumore
si mangiava e rideva
 si rideva e beveva
e tutto scorreva a fiotti
le risa e i vini
anche la musica
riempì la grande sala
 e ognuno si alzò
per seguire
i musicisti
in sarabanda
pesanti velluti
e scarponi
da campo
cappelli
delle montagne
incise dai venti
mandolini e vielle
trictrac tamburelli
pifferi e flauti.

Cornette e tonache
s’univano
non formando
che un unico uccello
del tempo

 

IV

 
La cornetta era bella 
bella ma nera 
grande uccello bianco 
vibrante 
d’ampie ali 
pronto a involarsi 
una mano sollevò 
alto
il plissé dell’abito 
scoprendo 
una coscia audace 
inguainata di nero 
nella rete a losanghe 
salendo in alto 
fino alla giarrettiera 
dove sanguinava scarlatta 
una rosa splendente 
posta
ai confini eburnei 
della carne

 

Invitata dalla tonaca 
lunga 
lunga e nera 
la cornetta indiavolata 
si alza
inarcandosi snella 
un lembo di abito cadde 
poi un altro ancora 
scoprendo 
una gonna stretta  
sulla coscia inguainata 
di nero 
e la rosa scarlatta 
sempre  ancorata
come un cuore
aperto 
alla rete 
satinata di nero 
e grondante 
petali  di sangue

 

Lei 

 

volteggiava
ritmando il saltarello 
a tre tempi busto offerto 
seni tesi 
sotto la velatura 
fianchi inarcati in attesa 
di un invito segreto 
e l’Eros fluiva
diffondendo onde 
di piacere 
ammalianti onde 
di flussi insospettati 
e i tacchi sbattevano 
decisi e ribelli  
firmavano il rifiuto 
della bella a cedere 
alle leggi selvagge 
del desiderio.

 

 

Lei

 

Abbagliata
seguiva con lo sguardo
l’ uccello della notte
scossa da brividi
assorta
nella precisione
di gesti e posture
un cavaliere si offrì
s’impossessò
del suo sguardo
e poi delle sue spalle
lei
turbata tentò
di sottrarsi ma
portata
verso il centro
dentro al cerchio
lei
arrischiò un passo
poi un altro
presa
nel turbinio nero
del ritmo degli Abruzzi 

 

Il Leone di montagna
guardiano del suo mistero
presidiava
a questa notte esaltante
dove il suo corpo sedotto
si lasciò abbracciare
e guidare e trasportare
nei voli
delle parole
e delle figure. 

 

Lei

era entrata senza effrazione
in una notte
vibrante di verità
s
otto le sue maschere esclusive
una notte
di carnevale romano
c
he la rigetta
nel mattino nascente
ebbra di stanchezza e di risa
ancora titubante dei voli
dell’ultimo saltarello
nelle vie inebetite
di Largo Argentina
biancore smorto
di un’aurora svuotata
della sua sostanza livida.

Poco lontano
tra le colonne spezzate
e i gatti addormentati
planava sul Foro
l’ombra ancora calda
del sangue rappreso
di Cesare
assassinato. 

 

 traduzione di Rita R. Florit

 

 ***

 

Angèle Paoli  è nata a Bastia, ha insegnato letteratura francese e italiano in Piccardia.
Oggi vive nell’ Alta Corsica. Dal 2004 anima la rivista  letteraria on line “Terres des femmes” dove redige una rubrica di critica letteraria.
Nel 2013 ha vinto il  « Premio Aristote » per la critica poetica.

Ha pubblicato:
À l’aplomb du mur blanc (livre d’artiste, éd. Les Aresquiers, 2008),

Lalla ou le chant des sables, récit-poème (éd. Terres de femmes, 2008. Préface de Cécile Oumhani),
Corps y es-tu ? (livre d’artiste, éd. Les Aresquiers, 2009),
Le Lion des Abruzzes (récit-poème, éd. Cousu Main, 2009),
Carnets de marche (éd. du Petit Pois, 2010),
Camaïeux (livre d’artiste, éd. Les Aresquiers, 2010),
Solitude des seuils (livre d’artiste, gravure de Marc Pessin sur un dessin de Patrick Navaï, éd. Le Verbe et L’Empreinte, 2011),
La Figue (livre d’artiste, Dom et Jean Paul Ruiz, 2012. Préface de Denise Le Dantec),
 Solitude des seuils (éd. Colonna, 2012. Liminaire de Jean-Louis Giovannoni).
De l’autre côté, aux éditions du Petit Pois.

Opere in collaborazione

Philippe Jambert (photos) et Angèle Paoli (textes), Aux portes de l’île, éd. Galéa, 2011 ;
Angèle Paoli et Paul-François Paoli, Les Romans de la Corse, éd. du Rocher, 2012 ;
Pas d’ici, pas d’ailleurs (anthologie francophone de voix féminines contemporaines) (poèmes réunis par Sabine Huynh, Andrée Lacelle, Angèle Paoli et Aurélie Tourniaire – en partenariat avec Terres de femmes), éd. Voix d’encre, 2012.
In corso di pubblicazione: Philippe Jambert (photos) et Angèle Paoli (textes), Fontaines de Corse, éd. Galéa.

Angèle Paoli è presente in anthologie e opere colletive nelle riviste Pas Pas, Faire-Part, Poezibao, Europe, Siècle 21, La Revue des Archers, NU(e), Semicerchio, Thauma, Les Carnets d’Eucharis, DiptYque n°1 et n° 2, Le Quai des Lettres, Décharge, Mouvances, PLS (Place de la Sorbonne), Diérèse.

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ténar

Esaltare l’abisso
fenditure allineate
città-baratri
orli ripidi alture
disa(r) mare gli scudi
geometrizzare l’osso
ossidiano  ipocondrio
sul versante ipoténar

puntellare vuoti
coste   morsi ferite

acuminare i flussi
impronta metamorfica
asperità floema
vasi comunicanti
dilatarsi in ramo
armare il sangue
ascensionale
nella notte cava

fendere resistenze
calamitare rese

percepire l’animale morente
semovente semiopàle
convessità scalare
gemiti-striature
blindare l’esoscheletro
obliare il centro
focus in fuga

radiale

in spazio terracqueo

Per Emilio Villa

parabol(ich)e dell'ultimo giorno per Emilio Villa

AA.VV. Parabol(ich)e dell’ultimo giorno – per Emilio Villa
antologia di prosa, poesia e saggistica a cura di Enzo Campi

contributi critici, operazioni verbovisive e scritti dedicati di

Daniele Bellomi, Dome Bulfaro, Giovanni Campi, Biagio Cepollaro, Tiziana Cera Rosco, Andrea Cortellessa, Enrico De Lea, Gerardo de Stefano, Marco Ercolani, Flavio Ermini, Ivan Fassio, Rita R. Florit, Giovanna Frene, Gian Paolo Guerini, Gian Ruggero Manzoni, Francesco Marotta, Giorgio Moio, Silvia Molesini, Renata Morresi, Giulia Niccolai, Jacopo Ninni, Michele Ortore, Fabio Pedone, Daniele Poletti, Davide Racca, Daniele Ventre, Lello Voce, Giuseppe Zuccarino, Enzo Campi

Il Volume comprende una selezione di testi di Emilio Villa 


può essere acquistato scrivendo a
info@dotcompress.it

PUNTO ​/ almanacco della poesia italiana

 

INDICE​   n. 3-2013

http://almanacco.wix.com/punto#!indice/cofk

 

 

 

 

[…]

OLTRECONFINE

Salvador Espriu, Poesie, a cura di Luca Ariano
Benoît Gréan, La vivisection de la vie, a cura di Rita Florit e Alfredo Riponi
Ilya Kaminski, Ballando a Odessa, a cura di Francesco Tomada
Víctor Rodríguez Núñez, Poesie, a cura di Emilio Coco

Mistica

La dimora del tempo sospeso

J. Bousquet, Mistica

Joë Bousquet
Massimo Sannelli

Eco è veramente la dea del linguaggio poetico. Sull’opera che deve nascere, fa passare questo soffio lamentoso, desolato, in cui si eleva l’esigenza della vita fisica che si alimenta di uniformità e ripetizioni. Nel pensiero la vita vuole ritrovare la carne; ecco perché la poesia è il suo atto più alto: interiorizza la parola. E io pensavo a questo, è chiaro, quando ho scritto, in un quaderno di note che ho sotto gli occhi: «scrivere è trovare il cammino delle lacrime, scoprendo quello che si conosceva. Siamo separati dal mondo perché lo siamo da noi stessi; una ferita è proprio questa separazione, e se siamo feriti possiamo amare solo ferendo». Sono certo che esistano esseri di luce, e la loro mente annulla la distanza con la velocità. Tutta la realtà è il contenuto del loro pensiero. (Joë Bousquet)

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Planta occulta

https://vimeo.com/15102928

 

*

 

Varchi del rosso

2006 videopoesia

L’opera video che Rita Florit, scrittrice e autrice di video, ha realizzato insieme ad Enrico Frattaroli, autore di opere teatrali, acustiche e visive, rappresenta lo scorrere del sangue attraverso i vasi sanguigni sovrapponendolo al fluire stesso del mondo, della natura e dei pensieri umani. Si tratta di un lavoro semplice quanto incredibilmente solenne, che rimanda all’eco delle più antiche culture, in particolare alla giapponese, grazie agli ideogrammi che compaiono rosso su rosso nella creazione della suggestione di uno scorrimento fluido simile a quello di un panneggio di sostanza organica. Il rapporto costante tra micro e macro permette allo spettatore di entrare e uscire, di sentirsi parte in causa e di vedersi, allo stesso tempo, come dal di fuori. Ma se l’immagine rimanda decisamente alla cultura orientale, il testo e la voce recitante assumono la valenza costante di un’eco proveniente dal passato, dal rimosso, un dimensione di costante evocazione. La vita e la morte si inseguono, la bellezza della natura diventa subito dolore, la condizione dell’esistere è totalmente sospesa ad un filo che minaccia, ad ogni istante, di interrompersi. Se il sangue dà vita, quindi, può anche toglierla, ed ecco che lo vediamo invadere di citazioni e rimandi il mondo vegetale, gli uccelli, lo vediamo travalicare “il muro occidentale”, generare “sinaptiche scintille”, accompagnare “antichi cori funebri” attraverso il suo suono sordo, cupo, costante. Solo alla fine, con l’attenuarsi della voce, sembra avere una piccola impennata tonale, anch’essa, comunque, destinata a svanire. A questo punto lo schermo diventa buio, il sangue sembra uscire dalla scena, non ha più voce, non ha più immagine … ma non è semplice definire ciò che accade nell’attimo successivo, è come se ognuno sentisse scorrere il proprio sangue dentro le proprie vene per la prima volta e questo lo legasse alla vita animale e vegetale in senso nudo e diretto. E’ come se tutto diventasse precario ed effimero per noi esseri umani, così come può esserlo per una rosa o per un passero. Non più onnipotenza, ma frammenti di realtà e di verità.
Francesca Pietracci

Dopo l’ennesimo plagio visto ieri sera su La7 -Crozza nel paese delle meraviglie – riporto all’attenzione questo video del 2006 e i suoi autori ( Florit-Frattaroli-Melpignano)
Evidentemente quest’opera è piaciuta molto agli scenografi televisivi, infatti fu già utilizzata nella trasmissione  di Fazio ‘Che tempo che fa’ del 2010 e al Festival di Sanremo 2011.

Ghérasim Luca – Vie nue

gherasimluca

[testo inedito proveniente dal fondo Ghérasim Luca della Bibliothèque littéraire Jacques Doucet, pubblicato in “Fusées n° 7”]

à

Vie nue

Vie nue

nulle vide

nulle vide divine

vide divine vide

vide nul

nu vide

nu vide

le nu et le vide

une nuée de nus vides

nudité et nullité vides

l’idée vide

idée nue et vide

le nu évite le vide

 à

Vita nuda

n

Vita nuda

nulla vuota

nulla vuota divina

vuota divina vuota

vuoto nullo

nudo vuoto

nudo vuoto

il nudo e il vuoto

una nube di nudi vuoti

nudità e nullità vuote

l’idea vuota

idea nuda e vuota

il nudo evita il vuoto

:

trad. a.riponi e rr.florit

,

b

Raymond Farina – Poèmes da ‘Eclats de vivre’

Tre poesie tratte dall’ultima raccolta edita di Raymond Farina “Éclats de vivre”, tradotte da Rita R. Florit.

 

*

 

Buio e luce antinomie dell’essere, sostanza pensante. Silice in festa della terra, schermo palpitante del cielo.   

In questi versi di Raymond Farina risuona l’atmosfera calcinata delle grida annientanti di Joyce Mansour, nomi che chiamano i propri morti, carnai brulicanti al sole, radici che si abbeverano alla preghiera dei defunti, distese lancinanti di dolore versato, crimini senza redenzione, sonni spaventati.

Appelle-moi par mon dernier nom/ Accroche mes vêtements aux planètes aux étoiles/Que mes jambes sans issue marchent sur la terre/En semant mon désespoir dans les cœurs des animaux /Que mes dernières réponses sonnent comme des glas /Pour appeler les hommes à l’absolution

(Joyce Mansour, Cris)

La poesia chiede risposte a cielo e terra, ai vivi e ai morti, ma l’uomo si rende indifferente per sopravvivere al pensiero della morte.

L’uomo di ieri è retaggio della storia, col suo coacervo di emozioni passioni nostalgie; l’uomo contemporaneo, senza origine né destinazione, in movimento frenetico, si riduce ad uno ‘stock d’informazioni’, annienta il proprio cervello rettile disinfettando il sogno. L’uomo tecnologico, moderno Faust, non tollera il volto umano fino ad esiliarlo (teledeportarlo)

Questi versi di Farina testimoniano la disfatta della ragione ridotta a codice informatico, ma anche la vitalità del pensiero poetante.

 

*

 

Da Éclats de vivre / Raymond Farina

 

 

               I

 

 

Chairs en festons

au grand soleil

charniers que hument

lunes & vents

fumées

que happe le néant

 

Sorts que lâche le noir

Morts que mâche la terre

si près du ciel des radicelles

qui boivent leur prière

 

Sommeil effrayé

sur les seuils

Portes forcées

 

Pires que loups

& bien moins qu’hommes :

ceux qui égorgent

& qui éventrent

tout ce qui dans l’ombre respire

 

Afflux de fange dans leur cœur

fleuve de sang dans leur sillage

thrène des mères qui devient

cette ample douleur animale

cette haine infinie

où les noms perdent leur soleil

 

 

*

 

Carni esposte

in pieno sole

lune e venti

fiutano carnai

il nulla ghermisce

fumi

 

Il buio emana sortilegi

la terra mastica morti

vicino al cielo delle radichette

che bevono la loro preghiera

 

Sonno spaventato

sulle soglie

Porte forzate

 

Peggio che lupi

meno che uomini:

chi sgozza

chi sventra

quel che respira nell’ombra

 

Afflusso di fango nel loro cuore

fiume di sangue sulla loro scia

trenodia delle madri diventa

dilagante dolore animale

odio infinito

dove i nomi rovinano il loro sole

 

**

 

 

                                                    II

 

 

Effacée toute frontière

entre les vivants et les morts

Plus terrible encore la distance

entre ceux qui n’appellent plus

& ceux qui espèrent l’appel

Ce chaos de corps disloqués

ce vaste remous anonyme

où chaque nom cherche son mort

 

Deux ciels semblables

Deux ciels pesants

Sans signes ni promesses

Tous ces pauvres spectres exsangues

riant d’un double rire atroce

-deux fois morts deux fois silencieux-

dans les paysages du drame

 

& l’horrible est de ne savoir

de quel monde est le disparu

& si durera son absence

bien au-delà de notre attente

quand l’absence nous aura pris

 

& l’horrible est que malgré tout

on boit calmement son café

avec cette peur qui nous sauve

-comme pourrait le faire un ange-

ou l’apparente indifférence

sans laquelle on ne pourrait vivre

 

 

*

 

Cancellata ogni frontiera

tra vivi e morti

distanza ancora più terribile

tra chi non chiama più

e chi aspetta la chiamata

Caos di corpi smembrati

vasto vortice anonimo

dove tutti i nomi cercano il proprio morto

 

Due cieli paralleli

Due cieli pesanti

senza segni né promesse

Poveri spettri esangui

ridono d’un doppio riso atroce

–morti due volte due volte silenziosi–

sulla scena del dramma

 

Terribile è non sapere

di che mondo è lo scomparso

e se durerà la sua assenza

al di là della nostra attesa

quando l’assenza ci prenderà

 

Terribile è malgrado tutto

bere con calma il caffè

con questa paura che ci salva

–come farebbe un angelo–

o l’apparente indifferenza

senza cui non si può vivere

 

**

 

                                                             III

 

 

 

Hier encore

substance pensante

malgré le bruit

& les idoles

âme bruissantes d’états d’âme

d’émotions byzantines

de nostalgies tziganes

cellules rebelles

à l’analyse

 

& maintenant

petit ballot énorme stock

d’informations

-elle est morte la ritournelle-

 

simples particules

en partance

d’un lieu sans gares

& sans navires

d’un vaste blanc clinique

où l’on désinfecte le songe

 

états quantiques

infimes photons frères

jumeaux privés

de leur substance

dans leur trajectoire équivoque

 

Chacun va vers son pôle

ou vers sa galaxie

& aucun n’ose contrarier

ce frénétique Faust

jubilant de téléporter

télédéporter  proprement

-sans fumées & sans feux-

ceux qui ont encore

un visage

 

*

 

Solo ieri

sostanza pensante

malgrado il rumore

e gli idoli

anima frusciante di stati d’animo

emozioni bizantine

nostalgie zigane

cellule ribelli

all’analisi

 

Ora

pacchetto stock enorme

d’informazioni

–storia finita –

                   

particelle elementari

si muovono

da un luogo senza stazioni

e senza navi

vasto bianco clinico

dove disinfettare il sogno

 

stati quantici

infimi fotoni fratelli

gemelli privati

della loro sostanza

in traiettoria equivoca

 

Ognuno verso il suo polo

verso la sua galassia

nessuno osa contrariare

un frenetico Faust giubilante

di teleportare

propriamente teledeportare

–senza fuoco e fumo–

quelli che hanno ancora

un volto

 

[Raymond Farina, Éclats de vivre, Dumerchez 2006]

 

***

 

Raymond Farina è nato ad Algeri nel 1940. Vissuto inoltre in Centrafricana Rep., Algeria, Marocco,  Francia ed ora risiede a St Denis de la Réunion ( Isola di Réunion ). Laureato in Filosofia all’Università di Nancy (Francia).

 

Raccolte poetiche :

“La prison du ciel” (1980),  “Les lettres de l’origine (1981), “Archives du sable”  (1982), “Fragments d’Ithaque” (1984), “Pays” (1984), “Le moineau d’Alexandrie” (1984), “Virgilianes” (1986), “Anecdotes”  (1988), “Epitola posthumus”(1990),”Anachronique”(1991), “Sambela”(1993),”Ces liens si fragiles » (1995),”Exercices”  (2000),« Italiques »(2003) –Riedizione ( ebook) : La Dimora del tempo sospeso,  Quaderni di traduzioni  IX,  2011, http://rebstein.files.wordpress.com, «Fantaisies»  ( 2005 ), « Une colombe une autre »  ( 2006 ), «Eclats de vivre» (2006).

 

Suoi testi sono apparsi su varie riviste, quali :”Alora”(Malaga, 2002, n°17),”Andar21” (janvier 2012), “Archipel”(Antwerpen, 1999 , n°13) , “Arpa” (Clermont-Ferrand, 2002 , n°78 ) , “Bumerangue”  (Guimaraes , 1998 , n°4)   “Chelsea”  (Nuova York, 1998, n°65 & 2000 , n°68 ), “Création” (Parigi, tome XIX. ), “Ecriture”  (Losanna, 1997, n°49) ,”Euphorion” (Sibiu, 2009), “Europe” (Parigi, 1997, n°817), “Fili d’aquilone” (2011,n°23), “Hyria” (Napoli, 1998,n°81),”International Poetry Review”  (Greensboro, 2002 , Volume XXVIII, n°1), “L’area di Broca” ( Firenze, 1998-1999, n°68-69  ) , “La NRF” (Parigi , n°327), “La Revue de Belles Lettres” (Ginevra ,  n°3-4/2008) “L’immaginazione”  (Lecce, 1999, n°156 ) ,”Les Carnets d’eucharis”(2011, n°30),”Les Citadelles” (Parigi, 2010),  «Les Ecrits » (  Montréal, 2008) , “Le Journal des Poètes” (Bruxelles, n°1/2004 ) , “Lieux d’Etre”   (Marcq en Baroeul, 2006-2007, n°43 ), Linea  (Paris, 2005, n°4), “Lo Specchio” (Torino, 1998, n°105 ), “Pagine” (Roma, 2007,  n°52 ), “Poesia por Ejemplo”  (Madrid , 1998-1999, n°10 ),”Po&sie” (Parigi , 2002 , n°99), “Poésie 97″  (Parigi, n°70) ,”Poémonde”  (Parigi , n°6-7 ), “Poésie 1”, (  Parigi , n°130 ), “Rabenflug”, (  Wiesbaden , 1999, n°16 ), “Sagarana”( n°12 ), “Saudade” (Amarante, 2002 , n°3  ), “The Prague Revue” (Praga , 2000 , n°7  ),”Semicerchio” ( Firenze, 2003, n°XXVIII),”Steaua” (Bucarest ,2000 , n°624), “Tratti”( Faenza , 2005 , n°68 ), “Tomis” (Constanta , 1998 ,  n°332 ) , “Vagabondages”  ( Parigi , n°38)  , “Caffè Michelangiolo”   (Firenze, 2011 , Anno XVI, n°1,2011 ), “Turia” ( Teruel, 2002, n°59-60), «Le Coin de Table», La Maison de Poésie(Parigi, 2008, n°36 ), «The Hampden-Sydney Poetry Review» (Hampden-Sydney, Virginia, 2008).

 

 

Traduzioni : Vincenzo Anania, Sophia de Mello Breyner Andresen, Antonella Anedda, Louis Armand, Peter Boyle,Maria Victoria Atencia,Mariella Bettarini, Peter Boyle, Fiama Hasse Pais Brandao,Casimiro de Brito,Ciaran Carson, Viviane Ciampi,  Emilio Coco, Luis Alberto de Cuenca E.ECummings, Gianni d’Elia, Susanne Dubroff , Galway Kinnell, Louise Glück, Margherita Guidacci , Kevin Hart, Clara Janés Nuno Judice Judice,  Flavio Ermini ,  Vivian Lamarque , Rosa Lentini , Denise Levertov,  Piera Mattei, Heather  McHugh , Derek Mahon ,Valerio Magrelli, Francesco Marotta, W S Merwin, Eugene O’Neill, Ana Maria Navales, Carlos Nejar, Antonio  Osorio, José  Luis  Reina Palazon, Linda Pastan, Ezra Pound, Giovanni Raboni ,  Tiziano  Rossi,  Jerome  Rothenberg, Theodor  Roethke , Vittorio Sereni,  Jaime Siles, Wallace Stevens, Joë Wenderoth, Andrea Zanzotto, Bruno Zambianchi , pubblicati sulle riviste: “Action poétique”(Parigi), “Archipel”(Antwerpen), “Arpa”(Clermont-Ferrand), «Diérèse» (Ozoir la Ferrière),”Europe”(Parigi),”La Barbacane” (Fumel),”La Revue de Belles-Lettres”(Ginevra), «Le cri d’os» (Parigi), “Le Nouveau Recueil” (Mareil sur Mauldre), “Le Journal des Poètes” (Bruxelles), “Les Cahiers de Poésie-Rencontre”(Lyon), «Les Carnets d’eucharis», “Lieux d’Etre”(Marcq en Baroeul), “Po&sie” (Parigi) , “Poetry Ireland Review” (Dublino) , “Testo a Fronte” (Milano).

 

 

 

 

 

 

 

3 poesie di Ghérasim Luca su Nazione Indiana

 

 

http://www.nazioneindiana.com/2012/08/29/3-poesie-di-gherasim-luca/

pubblicato da Andrea Raos

***

 

LA POÉSIE SANS LANGUE

 

“…sono persuaso che se si pronuncia veramente una parola, si dice il mondo, si dice tutte le parole. Se si prova a fare allora corpo con la parola si fa corpo col mondo, si usa tutto il suo potere dirompente e la parola è davvero una vibrazione solidificata…” (Ghérasim Luca)

giochiamo con le parole perché altrimenti saranno loro a prendersi gioco di noi” (D. Cooper)

Una parola sonora, come quella di Artaud, perché l’effetto dirompente è dato dalla recitazione. “E la mia etica fonetica / la getto come un sortilegio / sul linguaggio”. Ghérasim Luca si voleva “hors la loi”, nel non essere di nessuna lingua (no man’s langue). Come l’onda di marea di Hokusai, la parola poetica è un corpo in movimento. Dobbiamo ascoltare “la magnifica voce rivoluzionaria di Luca”. Il suo modo di appoggiarsi sulla sonorità della parola. Non una parola che sia pronunciata senza una ragione assoluta. Un pensiero in atto, soltanto attraverso la voce. Assoluto e assolutamente solo.

 

 

 

Liliane Giraudon – La Poétesse. Homobiographie

La Poétesse porte dans son titre la trace d’un féminin dégradé. En séries de proses précipitées, on peut dire que ce livre aborde la question du sexe des livres comme de ceux qui les ouvrent. Il s’agit de voir la poésie comme objet accidenté. L’héroïne Poétesse note au jour le jour les événements qui se présentent. Un soir elle décide d’étrangler sa sœur jumelle. Elle achète une corde mais sa sœur est déjà morte. Pasolini lui rappelle qu’il était populiste comme Boulgakhov se disait mystique à la cour de Staline. Des événements se succèdent. C’est assez simple. Tout travail sur soi-même est un travail sur le langage et par conséquent sur le bien commun. Quelqu’un dit : « Ma guerre se nourrit d’une guerre, je dois essuyer un féminin terrible. »
Un livre violent, souvent drôle et qui ne sépare pas l’écriture du poème de l’exercice de vivre.

http://www.pol-editeur.com/

Ogni lavoro su di sé è un lavoro sul linguaggio e di conseguenza su un bene comune.

Un libro violento, ma anche divertente e che non separa la scrittura della poesia dall’esercizio del vivere.

*

La Poetessa

La Poeta ha indossato a fine

giornata una vecchia camicia del

padre morto. Calda e morbida.

Pioveva. D’improvviso freddo.

Ha colto gli ultimi

pomodori maturi (odore acre e

nelle mani la traccia nera

vischiosa). Mele cadute

poi le pere gialle questa volta

pendono. Il fantasma del

padre nella cantina, poi vicino agli

alberi. Per quanto tempo

ancora apparirà. È la

domanda che si pone.

Lei (intendete sempre «La

Poeta») annota che ha ritrovato

una poesia di Adilia Lopez.

Adilia Lopez è un altro poeta

del suo stesso sesso e che la

poeta ama. La poesia ritrovata

è una poesia che parla di rose.

Di rose ticchiolate. Le rose

macchiate di ruggine hanno

a lungo attirato la poeta.

Aveva l’abitudine di togliere

i petali malati e

metterli a seccare nei libri.

Aveva fatto questo per

anni. La bellezza della

malattia. È questo fascino che

la segnava. Un petalo

malato le sembrava più

interessante degli altri.

Oggi, una macchia di

ruggine sulla biancheria l’attira e

la fa sognare. Vorrebbe conservare

questa biancheria macchiata e fare un

arazzo di ruggine. Sarebbe

come un fregio, con le

pieghe. Lo chiamerebbe «nastro

di ruggine». O «Gonna rugginosa».

Sotto l’arazzo un flacone. Posato

a terra. Acqua scarlatta. (Toglie le

macchie di ruggine da tutti i

tessuti. Senza sciuparli.)

La Poeta s’è alzata alle cinque.

Che orrore. Ha

attraversato la città nel buio,

totalmente disperata al

solo pensiero di doversi «guadagnare la

vita». Nella luce dei fari

si ripeteva: «Sei vile.

Sei senza coraggio.» Per

consolarsi la Poeta canta

«Charlotte cocotte / Qu’est-ce

que tu fais là ? / Je cire les

bottes / De mon petit chat»

Sempre la stessa. La Poeta ha

finalmente terminato la prima

versione del film. I 12 minuti.

Riletta oggi, non la

convince. Ma non avrà il

tempo di rivederla. Ha finito anche

la prima grande serie dei

numeri disegnati. Ora

comincia quella con l’inchiostro e

i gessi. Dice: «Mi

sono soffiata il naso almeno

cinquanta volte.»

La Poeta constata che Metodo

significa proprio violenza fatta all’

abitudine al rilassamento.

Ieri ha deciso d’interrompere la sua

vita alimentare il 13 aprile. Ha

capito che sarebbe stata

liberata da questa galera.

Il seminario di traduzione si è

svolto magnificamente. Una 

zuppa di cavolo di cadaveri sarà

il titolo per il Klebnikhov. La

Poeta traduce in lingue

che non conosce. Ma

non lo fa mai da sola.

[…]

 

Ieri ha riletto due lettere di

Benjamin a Gerhard Scholem.

S’interroga sul modo in cui

l’autore dello Zohar concepisce le

articolazioni fonetiche e i

segni grafici come

depositari di rapporti cosmici.

Dice altrove: «Spesso

sogno di libri esplosi.»

[…]

Ieri La Poeta ha pensato a

Marsiglia. Marsiglia, la città dove

dorme. Si diceva: «Dormi

vicino a un continente liquido

i cui argini sono solidi e

le popolazioni nomadi almeno

dal paleolitico. Trovava

questo piuttosto confortante.

[…]

tr. it. rita florit / alfredo riponi

*

La Poétesse

La Poète a revêtu en fin de

journée une vieille chemise du

père mort. Chaude et douce. Il

pleuvait. Brusquement froid.

Elle a cueilli les dernières

tomates mûres (odeurs aigres et

dans les mains cette trace noire

un peu colle). Pommes au sol

puis les poires jaunes cette fois

dans l’arbre. Le fantôme du

père dans la cave, puis près des

arbres. Combien de temps

demeurera-t-il visible. C’est la

question qu’elle se pose.

Elle (entendez toujours « La

Poète ») note qu’elle a retrouvé

un poème d’Adilia Lopez.

Adilia Lopez est un autre poète

du même sexe qu’elle et que la

poète aime. Ce poème retrouvé

est un poème qui parle de roses.

De roses tachées. Les roses

tachées de rouille ont

longtemps intrigué la poète.

Elle avait l’habitude de prélever

les pétales malades et de les

mettre à sécher dans des livres.

Avait fait ça pendant des

années. La beauté de la

maladie. C’est ce charme qui

pesait sur elle. Un pétale

malade lui semblait plus

intéressant que les autres.

Aujourd’hui, une tache de

rouille sur du linge l’intrigue et

la fait rêver. Elle voudrait garder

tous ces linges tachés et faire au

mur un tapis de rouille. Ce

serait comme une frise, avec des

plis. Elle appellerait ça « ruban

de rouille ». Ou « Jupe rouillée ».

En bas du tapis un flacon. Posé

au sol. Eau écarlate. (Enlève les

taches de rouille sur tous les

tissus. Sans les abîmer.)

La Poète s’est levée à cinq

heures. C’était horrible. Elle a

traversé la ville dans le noir,

complètement désespérée à la

simple idée d’avoir à « gagner sa

vie ». Dans le feu des phares elle

se répétait : «Tu es lâche. Tu

n’as aucun courage. » Pour se

consoler la Poète chante

« Charlotte cocotte / Qu’est-ce

que tu fais là ? / Je cire les

bottes / De mon petit chat »

Encore la même. La Poète a

enfin terminé la première

version du film. Les 12 minutes.

Relu aujourd’hui, un peu

sceptique. Mais n’aura pas le

temps de refaire. A terminé aussi

la première grande série des

numéros dessinés. Maintenant

commence celle avec l’encre et

les craies épaisses. Elle dit : « Je

me suis mouchée au moins

cinquante fois. »

La Poète vérifie que Méthode

signifie bien violence faite aux

habitudes de relâchement.

Hier elle a décidé d’arrêter sa

vie alimentaire le 13 avril. Elle a

compris qu’elle allait être

libérée d’un petit bagne.

L’atelier de traduction s’est

magnifiquement déroulé. Une

soupe aux choux de cadavres sera

le titre pour le Klebnikhov. La

Poète traduit dans des langues

qu’elle ne connaît pas. Mais elle

ne fait jamais ça seule.

[…]

Hier elle a relu deux lettres de

Benjamin à Gerhard Scholem.

Il s’y interroge sur la façon dont

l’auteur du Zohar conçoit les

articulations phonétiques et les

signes graphiques comme

dépôts de rapports cosmiques.

Il dit plus loin : « Souvent je

rêve de livres éclatés. »

[…]

Hier La Poète a pensé à

Marseille. Marseille, la ville où

elle dort. Elle se disait : «Tu dors

prés d’un continent liquide

dont les berges sont solides et

les populations nomades depuis

au moins le paléolithique. » Elle

trouvait ça plutôt réconfortant.

[…]

da : http://www.pol-editeur.com/index.php?spec=auteur&numauteur=86

*

Liliane Giraudon

Née en 1946 Liliane Giraudon vit à Marseille. Son travail d’écriture, situé entre prose (la prose n’existe pas) et poème (un poème n’est jamais seul) semble une traversée des genres. Entre ce qu’elle nomme « littérature de combat » et « littérature de poubelle », ses livres, publiés pour l’essentiel aux éditions P.O.L dressent un spectre accidenté. A son travail de « revuiste » (Banana Split, Action Poétique, If…) s’ajoute une pratique de la lecture publique et de ce qu’elle appelle son « écriredessiner » (tracts, livres d’artiste, expositions, ateliers de traduction, feuilletons, théâtre, actions minuscules)…

« Une existence tordue » pourrait être le titre de son laboratoire d’écriture où circulent des voix.

Bibliographie

Participe à diverses aventures de revues
Action Poétique. Banana Split (1980-1990).Impressions du sud. La Nouvelle B.S. Co dirige la revue If et l’Atelier de traduction « Les comptoirs » (collection aux Ed. Al Dante)
Membre du quatuor Manicle et de la Cosmetic Compagny.
Livres d’artistes.
Carnets et cahiers de dessins ( galerie Meyer Marseille. V.A.C Ventabren, Galerie du Tableau Marseille, l’Atelier Cinq Arles)
Cinépoème avec Akram Zaatazi “Les Arabes aiment les chats”

Lectures publiques. Traductions. Textes critiques. Théâtre. Tracts. Travaux invisibles.
Depuis 2010, création d’un petit laboratoire vocal avec Robert Cantarella.

 

Parmi les publications
– Some postcards about CRJ and other cards (avec JJ. Viton) Spectres Familiers, 1984
– La nuit, P.O.L, 1985
– Divagation des chiens, P.O.L 1988
– Pallaksch, Pallaksch, P.O.L, 1990 (prix Maupassant de la nouvelle)
– 29 femmes. Poésie en France depuis 1960, Anthologie (avec H.Deluy) . Stock.1994
– Les animaux font toujours l’amour de la même manière, P.O.L 1995
– Parking des filles, 1998
– Homobiographie (avec la cosmetic company) Farrago, 2000
– Sker (avec la cosmetic company) P.O.L, 2002
– La fiancée de Makhno (avec la cosmetic company), P.O.L, 2004
– L’onanisme d’Hamlet, Les Cahiers de la Seine 2004
– Carnet de nuit à Reykjavik, Fidel Anthelme X. 2004
– Les talibans n’aiment pas la fiction, Inventaire/Invention 2005
– Greffes de spectre, POL, 2005
– Marquise vos beaux yeux, avec Michelle Grangaud + Josée Lapeyrère + Anne Portugal, ed. Le bleu du ciel (collection Biennale des Poètes), 2005
– Le rasoir de Borges, opérette.avec C.Chemin et JJ. Viton. IF27+1 2006
– Marseille-postcards avec JJ. Viton Le Bleu du ciel 2006
– Feuilleton sur le site d’Inventaire/Inventions “Biographies” avec des dessins de C Chemin
– Mes bien-aimé(e)s, avec Christophe Chemin, ed. Inventaire/invention, 2007
– La vraie vie d’Angeline Chabert après sa mort, Les oublis, 2007
– La poétesse, (homographie), ed. POL, 2009
– Hôtel, avec JJ Viton photographies B. Plossu. Ed Argol 2009
– Vous mettrez ça sur la note, avec JJ Viton et B.Plasse. Ed. Diem Perdidi, 2009
– A3 (avec H. Deluy et J.J. Viton) éditions öö/Action Poétique, 2009
– Biogres, éditions Ritournelles/Malagar, 2009
– L’Omelette rouge, POL, 2011

da: http://www.m-e-l.fr/liliane-giraudon,ec,114

Joyce Mansour – RAPACES

Je nagerai vers toi
A travers l’espace profond
Sans frontière
Acide comme un bouton de rose
Je te trouverai homme sans frein
Maigre englouti dans l’ordure
Saint de la dernière heure
Et tu feras de moi ton lit et ton pain
Ta Jérusalem
  

*

 

Nuoterò verso te
Attraverso lo spazio profondo
Sconfinato
Acida come un bocciolo di rosa
Ti troverò uomo senza freno
Magro sommerso dal fango
Santo dell’ultima ora
E tu farai di me il tuo letto e il tuo pane
La tua Gerusalemme

 

 

**

 

 

L’odeur de la justice
L’odeur de la patience surhumaine
Des bêtes rayées derrière les barreaux
De la chance
L’odeur de la peur
L’odeur des excréments qu’on étendre sur les tombeaux
Des pauvres gens
La ménagerie de la police
La cruauté des enfants
Et cette odeur complexe qu’est la liberté
Mélange d’ammoniaque
De mélasse
Et de transpiration

 

*

 

L’odore della giustizia
L’odore della pazienza sovrumana
Delle bestie striate dietro le sbarre
Della fortuna
L’odore della paura
L’odore degli escrementi che si sparge sulle tombe
Della povera gente
Il serraglio della polizia
La crudeltà dei bambini
E l’odore complesso della libertà
Miscuglio d’ammoniaca
Di melassa
E di sudore

 

Joyce Mansour, Rapaces
trad. Rita R. Florit

 

.

ubiquità

Venerdì 13 Gennaio 2012

 

DIREZIONE ALTERITA’ 6

 

Music and Visual Art / progetto di Marco Moreggia

videoart e installazioni  a cura di Francesca Pietracci

 al RISING LOVE- via delle Conce, 14 (Piramide) Roma dalle 19:30

 

FRANCESCA PIETRACCI presenta UBIQUITA’

i video di 50 ARTISTI dialogano in 6 schermi e con un’installazione di Salvator Spagnolo

 

Franco Altobelli, Karin Andersen, Francesco Astiaso Garcia, Maurizio Bartolucci, Matteo Basilé,  Giorgio Bevignani, Andrea Boldrini, Luigi Caiffa, Claudio Di Carlo, Niccolò De Napoli, Patrizia Dottori, Rita Florit, Ines Fontenla, Elizabeth Frolet, Robert Gligorov, Melange, Myriam Laplante, Giorgio Lupattelli, Gabriel Maldonado,  Isabella Nurigiani, Christian OFF, Daniela Papadia, Anna Paparatti, Giovanni Papi, Cristiano Petrucci, Carlo Pettinelli, Fuke Pi San, Tommaso Protti, R. Rodeo, Stefano Scheda, Davide Sebastian, Felipe Senatore, Salvator Spagnolo, Yosuke Taki, Beatrice Tosi,  Roberto Vignoli, Esteban Villalta Marzi, Caterina Vitellozzi…..

 

G.B

G. B.

 

à Giorgio Bevignani

 

 

Réticulaire et tentateur

tapisser le vide ou l’obscur

 

consteller de pigments bourlingueurs

la poutre rugissante

 

Serve et maîtresse en la demeure

elle obtempère à la couleur

dépèce et pèse un arc-en-ciel

au fil des jours d’acier

 

Jouer d’un orgue à lumignons

tendus de l’aube au crépuscule

 

attendre au centre de la toile

la nuit phosphorescente

 

Tête à terre

endiguer la matière

amasser pépite et caillot

 

presser la veine en ses extrêmes

où l’agonie est renaissance

 

Y rouge voir à bout portant

battant pulsation souveraine

 

rompre le fil au labyrinthe

 

se lover nimbe et limbes

 

Ou s’élancer

d’un coup d’aile et de cire

vers un soleil exorbitant

 

déjouant le mythe et l’à-pic

réguler mer hémorragique

 

Or retrouver

le bleu des origines

en l’atelier voisin des thermes

 

sous l’architecte un alchimiste

caresse abysse et cime

Benoît Gréan, 2011

G.B.

 

à Giorgio Bevignani

 

 

Reticolare e tentatore

tappezzare il vuoto o l’oscuro

 

costellare di pigmenti vaganti

la trave ruggente

 

Serva e padrona nella casa

ottempera al colore

smembra e pesa un arcobaleno

col passare dei giorni d’acciaio

 

Suonare un organo a lumicini

tesi dall’alba al crepuscolo

 

attendere al centro della tela

la notte fosforescente

 

A tu per tu con la terra

arginare la materia

ammassare pepita e coagulo

 

premere la vena nei suoi estremi

dove l’agonia è rinascita

 

Rosso vederci a bruciapelo

battendo pulsazione sovrana

 

spezzare il filo al labirinto

 


arrotolarsi  nimbo  e limbo

 

O slanciarsi

 d’ala e di cera

verso un sole esorbitante

 

sventando il mito e l’a picco

regolare mare emorragico

 

Ora ritrovare

il blu delle origini

nello studio  vicino alle terme

 

Sotto l’architetto un alchimista

carezza abisso e cima

 

traduzione di Rita R. Florit

elite

Ignorano le Pleiadi  come le spighe
si nutrono d’usura di livido potere
in ctoni conciliaboli legiferano Tenebra
voraci  antropofagi i nuovi affamatori

carne esposta di schiavi
ciechi consumatori disciplinati elettori
creduli indifesi animali senzienti
senza apparenti catene

[noi]
gonfi di veleni  nelle loro spire

rita r. florit
(inedita 2011)

Direzione Alterità

 

DIREZIONE ALTERITA’

 

venerdì 10 giugno 2011 dalle h.18,30
Teatro India. Lungotevere Vittorio Gassman. Roma  
 
 
 da un’ idea di MARCO MOREGGIA
 a cura di FRANCESCA PIETRACCI

 

 

Istallazione Ambientale  GIORGIO BEVIGNANI

Poesia  RITA R. FLORIT presentata da TOMMASO OTTONIERI

Danza Contemporanea  SALVATOR SPAGNOLO 

 

Video Art

Matteo Basilè, Karin Andersen, Robert Gligorov, Myriam Laplante, Fuke P-San

DJ – Set    Marco Moreggia (Dj), Roby Dj, BiBi (Dj ), Der (Dj), Marco Militello (Dj)

 

 

 

 

 

 
 

Amaro Ammore Maratona di Poesie d’amore

QUINTA EDIZIONE DEL FESTIVAL “TEATRI DI VETRO” OLTRE 50 POETI PER UNA MARATONA DI 10 GIORNI DI LETTURE DI “SUPPLICHE D’AMORE”

Teatri di vetro 5 – Roma 19/28 maggio 2011 – Teatro Palladium e spazi urbani della Garbatella (La Villetta, Via Francesco Passino,26)

19-27 maggio – MARATONA di poesie d’amore “Amaro fu l’amore radiosa la sua idea”

Dal 19 al 27 maggio, ogni sera dalle 21.00/21.30 alle 23.30, in una stanza della Villetta (storica sezione comunista romana alla Garbatella) trasformata in una sorta di “supplicario” dall’artista Formisano, circa 50 poeti si alterneranno nella lettura delle loro poesie d’amore: una vera e propria maratona.
Qui inoltre sarà possibile lasciare altre “suppliche” o scriverle direttamente sui muri con un pennarello, piuttosto che con un chiodo..
A segnalare il luogo, un lungo drappo al vento con la scritta “Amaro fu l’amore radiosa la sua idea”.

I poeti che parteciperanno alla MARATONA DI SUPPLICHE D’AMORE alla Villetta dal 19 al 27 maggio, ogni sera dalle 21.00/21.30 alle 23.30, sono: Vittorio Formisano, Sonia Gentili, Jonida Prifti, Francesco Forlani, Bianca Madeccia, Marco Simonelli, Gian Piero Stefanoni, Francesco Onìrige, Marino Santalucia, Maria Grazia Calandrone, Leopoldo Attolico, Marcello Tagliente, Rita R.Florit [ 21 maggio h.22,30-23 ], Giuseppe Boy, Rita Iacomino, Jacopo Bosio, Michele Fianco, Marco Righetti, Massimo Pacetti, Marzia Spinelli, Cinzia Marulli, Monica Martinelli, Sonia Cincinelli, Antonietta Tiberia, Leda Palma, Maurizio Soldini, Donatella Mei, Lucianna Argentino, Faraòn Meteosès, Marco Palladini, Nerina Garofalo, Roberto Raieli & Lucia Staccone, Leili Galehdaran, Elena Ribet, Alessia Fava, Sara Davidovics, Luciana Vasile, Pietro Secchi.

28 maggio – HAPPENING FINALE

Il 28 maggio, nel lotto antistante la Villetta, serata conclusiva del Festival con le canzoni appassionate di Canio Loguercio, una decina di altri poeti, vari musicisti, alcuni dei ragazzi di Hagape 2000 (Associazione che si occupa dei giovani disabili del quartiere) e ballo finale col Centro Anziani della Garbatella, curato dal Centro Studi Danza di Maria Luce Enna.
A questa serata (con Paolo Modugno al live mixing) parteciperanno i poeti Maria Grazia Calandrone, Franco Buffoni, Gabriele Frasca, Tommaso Ottonieri, Gilda Policastro, Bianca Madeccia, Antonietta Tiberia, Lidia Riviello, Roberto Alessandrini, Roberto Raieli, Pietro Secchi, Mario Lunetta, Marzia Spinelli e i musicisti Rocco De Rosa (piano), Alessandro D’Alessandro (organetto), Nora Tigges (voce), Alfonso D’Amora (chitarre) con Laura Saadiah (danza) e Saleh Tawil (voce), Antonio Franciosa (percussioni), Pasquale Innarella (fiati) e Simona Galeano clarinetto, Alessia Alacevich sax contralto, Annalisa Marianecci sax tenore, Michela Lombardozzi sax baritono, del gruppo Stacchi a Spillo.

Le immagini che saranno proiettate sono del video artista Antonello Matarazzo.

e ancora…

Mercoledì 18 maggio, dalle 21.30

TEATRI DI VETRO 5 & AMARO AMMORE
POETRY SESSION SENTIMENTALE

 

Opening Party
al
KE NAKO, Via dei Piceni, 24/26, San Lorenzo – Roma

 
www.kenako-online.com

http://caniologuercio.wordpress.com/1-amaro-ammore-2/

.

A squarciagola

GHÉRASIM LUCA


Da Le Chant de la carpe, Josè Corti 1986, Soleil Noir 1973


A SQUARCIAGOLA

Accoppiato alla paura

come Dio all’odioso

il collo genera il coltello

e il Tagliatore di teste

sospeso tra la testa e il corpo

come il crimine

tra il grido e il limine


*


Accoppiato alla paura

come il grido al crimine

il collo genera il coltello

e il Tagliatore di teste

sospeso tra la mia testa e il suo corpo

come lo sgozzatore alla gola


*


Accoppiato alla paura

come il fango alla gola

il collo genera il coltello

e il Tagliatore di teste

sospeso tra la sua testa e il mio corpo

come il terrore all’errore


*


Accoppiato alla paura

come il sacro al massacro

il collo genera il coltello

e il Tagliatore di teste

sospeso tra la sua testa e il suo corpo

come il corvo

tra il corno e la voce


*


Accoppiato alla paura

come le lacrime

tra le mie lettere e le sue rime

il collo genera il coltello

e il Tagliatore di teste

sospeso tra la mia testa e il mio corpo

come la vita nel vuoto


*


Accoppiato alla paura

tra la vita e il vuoto

il collo genera il coltello

e il Tagliatore di teste

sospeso tra la testa e il corpo

muore in un debole riso


***

A GORGE DÉNOUÉE


Accouplé à la peur

comme Dieu à l’odieux

le cou engendre le couteau

et le Coupeur de têtes

suspendu entre la tête et le corps

comme le crime

entre le cri et la rime


*


Accouplé à la peur

Comme le cri au crime

le cou engendre le couteau

et le Coupeur de têtes

suspendu entre ma tête et son corps

comme l’égorgeur à la gorge


*


Accouplé à la peur

Comme la boue à la bouche

le cou engendre le couteau

et le Coupeur de têtes

suspendu entre sa tête et mon corps

comme la terreur à l’erreur


*


Accouplé à la peur

comme le sacré au massacre

le cou engendre le couteau

et le Coupeur de têtes

suspendu entre sa tête et son corps

comme le corbeau

entre le cor et le beau


*


Accouplé à la peur

Comme les larmes

Entre mon initiale et ses armes

le cou engendre le couteau

et le Coupeur de têtes

suspendu entre ma tête et mon corps

comme la vie dans le vide


*


Accouplé à la peur

Entre la vie et le vide

le cou engendre le couteau

et le Coupeur de têtes

suspendu entre la tête et le corps

éclate de mou rire


traduzione di Alfredo Riponi e Rita R. Florit


***


Manca un dio, sulla mancanza cresce la poesia, avanza da territori dominati dalla morte, dalla paura. Fantasma del reale. “Tramato di realtà il Mai, ora tornato” (Celan).

“Accoppiato alla paura  / come Dio all’odioso  / il collo genera il coltello”. Se Socrate affronta la morte senza battere ciglio, animo di filosofo o filosofo nell’animo, Abramo è dominato dalla paura di fronte al sacrificio di Isacco.

“Poesia notturna che abbaglia come solo nel buio si può essere accecati… inviolato l’occhio pensa l’oricalco[1] solo il sogno ne concede la visione… e sogno il fuoco oricalco… e penso la fenice, lo stridore e le fiamme…”


*


Note di traduzione

A gorge dénouée, si è scelto di tradurre “a squarciagola” (à tue-tête). Gridare fino a rompere la gola.

« comme le crime / entre le cri et la rime » Rime, rima, limine; tenendo presente l’espressione idiomatica “ni rime ni raison”; “né capo né coda”; si è scelto quindi di tradurre. “come il crimine / tra ilgridoe illimine”

« comme le corbeau / entre le cor et le beau »; si è reso questo gioco di parole con “come il corvo / tra il corno e la voce”

« comme les larmes / entre mon initiale et ses armes » , Luca gioca qui con l’associazione dell’iniziale del suo cognome« l » e « armes », – tra “iniziale” (monogramma) e “armes” (emblema, stemma) – che abbiamo scelto di rendere concome le lacrime / tra le mie lettere e le sue rime” , «lac » sono le tre lettere contenute nel suo cognome e «rime ».

Éclate de mou rire, il verso finaleè giocato sull’assonanza foneticamou rire / mourir; e sintatticamou rire / fou rire (folle riso), riprendendo il titolo“rire à gorge déployée” (ridere a piena gola) ; quindi si è scelto di tradurre“muore in un debole riso”, tenendo presente l’espressione idiomatica italiana“morire dal ridere”.



[1] oricàlco s. m.( pl. -chi) Varietà di bronzo simile all’oro, composta principalmente di rame e di piccole quantità di stagno, piombo e zinco; SIN. Crisocalco.


Carnets de marche

Angèle Paoli da Carnets de Marche
Les Édition du Petit pois, 2010

traduzione  rita r. florit


Pommes de pins rousses éclatées gisant sur les aiguilles le vent
vorace dans les arbres berce ma fureur de l’horizon diffus
monte une odeur ambrée de mousse de résine le torrent vert-
de-gris frissonne soudain proche sous le bois écale pour un peu son
cristal sous la roche

le vent le vent carnivore me flagelle me lave de mes forces noires
me délivre j’aspire respire aspire la hantise du pire me forge une
violence son rire faussement rire mordre tuer mordre cette ardeur-
là aussi la taire pourquoi amour emphase vécu dans la destruction
inédite de soi de l’autre de soi ne rien demander à ne pas cesser de
imaginer sans en finir avec

les chênes-lièges se desquament peau arrachée jusqu’à l’à-vif je
rampe rampe m’égratigne et rampe m’insurge heures vides quel est
ce rien que je lui envie en veux protégé du vent le petit bois de pins
frais bruyère fine et eaux jacassantes mille voix entre les pertuis-
feuillages

abri de folie pourquoi vouloir renoncer à Eros est mort de ses
blessures corps y es-tu corps y es-tu le vent secoue les grand arbres
vaisseaux voilures tressaillent ciel d’eau sous les nuages une vache
surgit ascétique Io venue on ne sait d’où offerte au délaissée par
le vieux gypaète défroqué des fourrés la marine écrin gris-pluie
frissonne sous vents de terre « détruire dit-elle » distruggere.

***


Pigne rosse esplose giacenti su aghi di pino il vento
vorace tra gli alberi culla il mio furore dall’orizzonte diffuso sale un odore ambrato di schiuma di resina il torrente grigio-verde tremola d’un tratto vicino sotto il bosco sguscia fugacemente il suo cristallo dalla roccia il vento il vento carnivoro mi flagella mi purifica dalle forze oscure mi libera inspiro respiro inspiro l’assillo del peggio forgia in me una violenza il suo ridere falso ridere mordere uccidere mordere quell’ardore anche tacerlo perché amore enfasi vissuto nella distruzione inedita di sé dell’altro di sé non chieder nulla   smettere d’immaginare senza finirne con

le sughere si squamano pelle strappata fino al vivo striscio striscio mi graffio e striscio e insorgo ore vuote qual è questo niente che le invidio a profusione protetto dal vento il boschetto di pini fresco erica filiforme e chiaccherio delle acque mille voci tra fori-frasche

riparo dalla follia perché voler rinunciare a Eros è morto per le sue ferite corpo ci sei  corpo ci sei  il vento scuote i grandi alberi vascelli velature ondeggiano cielo d’acqua sotto le nuvole una mucca compare ascetica Io venuta non si sa da dove offerta abbandonata a un vecchio gipeto spretato dei dirupi  la costa scrigno grigio-pioggia rabbrividisce sotto venti di terra <<détruire dit-elle>> distruggere.

Angèle Paoli su *Passo nel fuoco*

.

Ringrazio  Angèle Paoli  che ha recensito Passo nel Fuoco
su TERRES des FEMMES


qui  la traduzione italiana di Alfredo Riponi


LEGAMI STRETTA AL NUDO TUO VOLERE

Una poesia esigente quella di Rita R. Florit. Un poesia minuziosamente cesellata nella linea del poeta-orafo Pierre-Jean Jouve di cui è lettrice appassionata. Passo nel fuoco, nuova raccolta della poeta italiana, offre poesie cesellate all’oro fino, nella continuità di spirito e di immagini di Varchi del rosso. Poesia carnale dove l’incarnato della sensualità proietta il suo splendore su ogni poesia dove si dice il desiderio, la poesia di Regina R. Florit è ossessione del fuoco. Il fuoco della carne.

« Ho fuoco in abbondanza e mi devasta
e offrirtelo decuplica la pena ».

« J’ai feu en abondance, il me dévaste
et te l’offrir décuple ma peine ».

Fuoco della passione e fuoco del tormento attraversano la raccolta da una pagina all’altra, innervano i versi e alimentano l’arte poetica di questo piccolo opus, prezioso come un “coffret de santal” riempito di fragranze rare.

Attraverso quali sentieri oscuri e luminosi al tempo stesso ha luogo la traversata poetica da Rita R. Florit? Incantesimo per l’amato, Passo nel fuoco è un invito incandescente a cercare al centro della piaga la chiave di una passione divorante, sempre all’erta. Questo cammino esacerbato è anche quello di cui il poeta legge e dice le involuzioni e al contempo timori e paure. La carne preziosa si spiega e s’avvolge, le circonvoluzioni del piacere aprono la via a cieli infernali e la notte dipana il suo filo intorno agli amanti addormentati.

Controcorrente rispetto ai tentativi formali della poesia contemporanea, la sensibilità poetica di Rita R. Florit si iscrive, credo, nella filiazione petrarchizzante di Gaspara Stampa o di Louise Labé. In Rita R. Florit domina la musicalità della forma chiusa dell’alessandrino o dell’endecasillabo che ben s’adatta alle forme brevi, quartine, ottave, stanze o sestine. E se si può parlare di modernità, questa si legge altrove. Nella preoccupazione di scolpire la poesia nelle spirali abilmente intagliate dell’Eros. O nelle biforcazioni del vocabolario di cui Rita R. Florit nutre la sua estetica dell’amore.

Così, nella sinuosità di un verso, convivono forme antiche e lessico scientifico. La prossimità di questi estremi crea sorpresa e spaesamento letterario. E la quintessenza di questa poesia raffinata si legge nel crogiolo delle volute carnali che accendono il desiderio. Le delizie del piacere si nutrono anche del tormento che il desiderio fa nascere. Il fuoco è là, sorgente che fa ardere la carne, fiore e brace; ceneri e rogo che la voce dell’amato, fascio di fiamme vive, basta a ravvivare. Perché l’amante si abbevera alle loro ustioni. Il suo canto implora l’amato di fare di lei l’alleata del suo desiderio:

« Legami stretta al nudo tuo volere
perfetto raggio di fulminea cura. »

« Lie-moi serrée à ta volonté nue
rayon parfait de foudroyant souci. »

Con questa raccolta, Rita R. Florit ha vinto il Premio letterario “Mazzacurati Russo” 2009/10.

Angèle Paoli


due ecoinvettive per gli anni 10

Di notte la centrale [elettrica]
ricomincia a scaricare gasolio e zolfo
[non sulphur purificatore]
accorcia il fiato brucia la gola
la voce rauca s’impasta 
l’acido lacrimato giorno appare sulla
fibrodiosa algica vita
anche multiallergochimica dovrà diventare


***


Radicale/fondamentale medicalizzare phenomena
[sindromi bipolari  polifunzionali  fragili senescenze
vili oncomercati  e fantapsyco-infanti adolescenti da sedare]

Tutti a farsi vaccinare
a incolpare l’ultimo unicellulare
dargli addosso col tritolo nucleare
quando è la vita stessa stracciata
disamorata al reale
disancorata al Tutto

(inediti)


Méduse

Elle aspire l’air, se creuse
se vide toute béante
dans la terreur de tomber
à l’intérieur d’elle même
voyant le vide et puis rien,
agrippant qui la regarde
comme une étreinte au néant,
comme aux herbes le noyé.

Jean- Charles Vegliante *Nel lutto della luce*
Einaudi, 2004


*

Medusa

Aspira l’aria  s’incava
si svuota tutta si spalanca  
col terrore di cadere
in se stessa
vedendo il vuoto e nient’altro
afferrando chi la guarda
come un abbraccio al nulla
come all’erba chi annega.

traduzione  rita r. florit

:

da *Passo nel fuoco*


La notte come un filo si dipana

e da un estremo all’altro noi restiamo

disgiunti eppure avvinti

al filo inesorabile richiamo

chiamami da lontano

da lontano ti chiamo

mio fuoco incendio rogo

e la tua voce crepita m’avvolge

consunta sto rappresa

fremendo per la voglia che mi sale

e ancora torna a ravvivar la brace.


da *Passo nel fuoco* edizioni d’if,  2010

La città dalle nove porte

Bibliothè contemporary art

via Celsa, 5 (piazza del Gesù) Roma tel. 06.6781427 / 3891914662

inaugurazione: sabato 29 maggio 2010 ore 18:30 / 22:30

durata: 29 maggio / 8 giugno 2010

La città dalle nove porte

a cura di

Francesca Pietracci


Mauro Aquilanti, Navid Azimi, Auro, Enzo Barchi, Giorgia Barchi, Romolo Belvedere, Giorgio Bevignani, Luigi Caiffa, Dam Choi Lama, Claudio Di Carlo, Patrizia Dottori, Rita Florit, Melange, Anna Paparatti, Giovanni Papi, Carlo Pettinelli, Tarshito, Roberto Vignoli.


La città dalle nove porte è un progetto di incontri e mostre basati sul confronto tra la filosofia indiana e l’arte contemporanea. Il metodo seguito è quello di perlustrare concetti e spunti iconografici ricorrenti nelle differenti civiltà e culture. Scoprire e mettere insieme la loro complessità permette di conoscere meglio il mondo in cui viviamo, di analizzarlo nei particolari, di ritrovare un po’ di noi stessi sia all’interno delle antiche saggezze che nel pensiero e nel lavoro di artisti contemporanei. Si tratta di un percorso che vede protagonisti la mente e il corpo dell’essere umano considerando la loro unità e la loro frammentarietà. Nella filosofia indiana la città dalle nove porte corrisponde al corpo umano e ai fori in esso presenti, ai suoi accessi mentali e fisici verso l’esterno e verso l’interno.


info: Approdi – approdi@fastwebnet.it – mob. +39 3483005294 tel. +39 06 581480

“Silenzi in forma di Poesia”

Domenica 16 maggio a Sermoneta (Lt)


h 17

via della Mandolina, nel bastione medievale detto “Torre Nuova” Sermoneta (Latina).


“SILENZI IN FORMA DI POESIA 2010”

3° edizione


Poeti: Tiziana Cera Rosco, Rita Florit, Clara Galante,
Omar Ghiani, Mariangela Guàtteri, Domenico Ingenito,
Carmine Mangone & Donatella Vitiello, Angelo Zabaglio.


Transiti d’arte: Angelo Tozzi
Direzione artistica e organizzativa: Bianca Madeccia

( in caso di pioggia, la lettura prevista si sposta alla stessa ora nella Loggia dei Mercanti nella  piazza centrale di Sermoneta)


Celle qui dort


Celle qui dort inquiète au profond
de toi, la petite effrayée invincible,
sais-tu que je la touche parfois
sans la tenir, même en rêve, où nous pleurons


Jean-Charles Vegliante
Les Oublies, Obsidiane, Collection Les Solitudes


*

Quella che dorme

Quella che dorme inquieta nel tuo profondo
essere, la piccola impaurita invincibile,
sai talvolta la tocco senza tenerla,
anche in sogno, dove siamo in lacrime.


trad. Alfredo Riponi e Rita R. Florit


“L’echo du corps” su Il Porto di Toledo

Alfredo Riponi e Rita R. Florit si confrontano corpo a corpo con un testo poetico di Ghérasim Luca, offrendo una versione felicemente sperimentale de L’eco del corpo, dove lingua italiana e lingua francese sono giustapposte a mostrare i labirinti fisiologici della parola

Ringrazio Domenico Ingenito  per la pubblicazione su
Il Porto di Toledo


L’echo du corps

prête-moi ta cervelle
cède-moi ton cerceau
ta cédille ta certitude
cette cerise
cède-moi cette cerise
ou à peu près une autre
cerne-moi de tes cernes
précipite-toi
dans le centre de mon être
sois le cercle de ce centre
le triangle de ce cercle
la quadrature de mes ongles
sois ceci ou cela ou à peu près
un autre
mais suis-moi précède-moi
séduction

entre la nuit de ton nu et le jours de tes joues
entre la vie de ton visage et la pie de tes pieds
entre le temps de tes tempes et l’espace de ton esprit
entre la fronde de ton front et les pierres de tes paupières
entre le bas de tes bras et le haut de tes os
entre le do de ton dos et le la de ta langue
entre les raies de ta rétine et le riz de ton iris
entre le thé de ta tête et les verres de tes vertèbres
entre le vent de ton ventre et les nuages de ton nu
entre le nu de ta nuque et la vue de ta vulve
entre la scie de tes cils et le bois de tes doigts
entre le bout de tes doigts et le bout de ta bouche
entre le pois de tes poils et la poix de ta poitrine
entre le point de tes poings et la ligne de tes ligaments
entre les pôles de tes épaules et le sud-est de ta sueur
entre le cou de tes coudes et le coucou de ton cou
entre le nez de tes nerfs et les fées de tes fesses
entre l’air de ta chaire et les lames de ton âme
entre l’eau de ta peau et le seau de tes os
entre la terre de tes artères et le feu de ton souffle
entre le seing de tes seins et les seins de tes mains
entre les villes de ta cheville et la nacelle de tes aisselles
entre la source de tes sourcils et le but de ton buste
entre le musc de tes muscles et le nard de tes narines
entre la muse de tes muscles et la méduse de ton médius
entre le manteau de ton menton et le tulle de ta rotule
entre le tain de ton talon et le ton de ton menton
entre l’oeil de ta taille et les dents de ton sang
entre la pulpe de ta pupille et la serre de tes cernes
entre les oreilles de tes orteils et le cervelet de ton cerveau
entre l’oreiller de tes oreilles et la taie de ta tête
entre le lévrier de tes lèvres et le poids de tes poignets
entre les frontières de ton front et le visa de ton visage
entre le pouls de tes poumons et le pouls de ton pouce
entre le laits de tes mollets et le pot de ta paume
entre les pommes de tes pommettes et le plat de tes omoplates
entre les plantes de tes plantes et le palais de ton palais
entre les roues de tes joues et les lombes de tes jambes
entre le moi de ta voix et la soie de tes doigts
entre le han de tes hanches et le halo de ton haleine
entre la haine de ton aine et les aines de tes veines
entre les cuisses de tes caresses et l’odeur de ton coeur
entre le génie de tes genoux et le nom du nombre
du nombril de ton ombre


Gherasim Luca, Héros-Limite, Folio Gallimard 2001, Josè Corti 1985, Soleil Noir 1953

***

L’ECO DEL CORPO



prestami le tue cervella
cedimi il tuo cerchio
la cediglia della tua certezza
questa ciliegia
cedimi questa ciliegia
o un’altra all’incirca
accerchiami nelle tue occhiaie
precipitati
nel centro del mio essere
diventa il cerchio di questo centro
il triangolo di questo cerchio
la quadratura delle mie unghie
diventa questo o quello o quasi
un altro
ma seguimi precedimi
seduzione

tra la notte del tuo nudo e il giorno delle tue guance
tra la vita del tuo viso e la provocazione dei tuoi piedi
tra il tempo delle tue tempie e lo spazio del tuo spirito
tra la fronda della tua fronte e le pietre delle tue palpebre
tra il basso delle tue braccia e l’osanna delle tue ossa
tra il do del tuo dorso e il la della tua lingua
tra i raggi della tua retina e il riso della tua iride
tra il tè della tua testa e i vetri delle tue vertebre
tra il vento del tuo ventre e le nuvole del tuo nudo
tra il nudo della tua nuca e la vista della tua vulva
tra la scia delle tue ciglia e la foresta delle tue dita
tra la punta delle tue dita e la punta della tua bocca
tra il peduncolo dei tuoi peli e la pece del tuo petto
tra il punto dei tuoi pugni e la linea dei tuoi legamenti
tra gli spazi delle tue spalle e il sud–est del tuo sudore
tra la gola dei tuoi gomiti e il cucù del tuo collo
tra il naso dei tuoi nervi e la naiade delle tue natiche
tra l’aria delle tua carne e la lama della tua anima
tra la pioggia della tua pelle e l’orcio delle tue ossa
tra la terra delle tue arterie e il fuoco del tuo fiato
tra il segno dei tuoi seni e i seni delle tue mani
tra le città della tua caviglia e la navicella delle tue ascelle
tra la sorgente delle tue sopracciglia e il progetto del tuo petto
tra il muschio dei tuoi muscoli e il nardo delle tue narici
tra la musa dei tuoi muscoli e la medusa del tuo medio
tra il mantello del tuo mento e la tulle della tua rotula
tra lo stagno del tuo tallone e il tono del tuo mento
tra lo sguardo della tua statura e le strette del tuo sangue
tra la polpa della tua pupilla e l’orto delle tue occhiaie
tra le pieghe dei tuoi piedi e il cervelletto del tuo cervello
tra il letto dei tuoi lobi e la custodia del tuo capo
tra il levriere delle tue labbra e il peso dei tuoi polsi
tra le frontiere della tua fronte e il visto del tuo viso
tra il polso dei tuoi polmoni e il polso del tuo pollice
tra la polpa dei tuoi polpacci e il piatto del tuo palmo
tra i pomi dei tuoi pomelli e il piano delle tue scapole
tra le piante delle tue piante e il palazzo del tuo palato
tra le ruote delle tue gote e i lombi delle tue gambe
tra il me della tua voce e la seta delle tue dita
tra l’ ardore delle tue anche e l’alone del tuo alito
tra l’inimicizia del tuo inguine e le cavità delle tue vene
tra le cosce delle tue carezze e l’odore del tuo cuore
tra il genio delle tue ginocchia e il nome del numero
dell’ombelico della tua ombra


traduzione alfredo riponi e rita r. florit




La nuit commence


La nuit commence.

Berçant la vie et berçant la mort
Entre les draps.

Mais un doigt s’enfonce
Pour rejoindre l’étoile vraiment solitaire.

Elle se contracte, c’était donc l’anémone
— mouillée par moi, pas par la mer —
Qu’il faut lécher
Lorsque la langue comme l’enfance

A tout le temps.

Courbant ma pensée, je viens sourire dans les poils,
Une vraie joie sans raconter d’histoire.

Tu appuies tes fesses, un peu froid.
Embrasse-moi pour que la nuit ne me défigure pas.

Ariane Dreyfus, Le périlleux retour, in L’Inhabitable, Éditions Flammarion, Collection Poésie, 2006.

*

Incomincia la notte.

Cullando la vita e cullando la morte
Tra le lenzuola.

Ma un dito affonda
A raggiungere la sola solitaria stella.

Si contrae, era dunque l’anemone
— bagnata da me, non dal mare —
Che bisogna leccare
Quando la lingua come l’infanzia

Ha tutto il tempo.

Curvando il mio pensiero, sorrido tra i peli,
una vera gioia senza raccontare storie.

Appoggi le tue natiche, un po’ freddo
Abbracciami affinché la notte non mi sfiguri.


Traduzione Alfredo Riponi e Rita R. Florit


Registro di Poesia#2 Edizioni d’If

Esiste questa forza contrapposta
che scaglia temperanza oltre i confini,
convoca asciutte nubi primordiali,
calcina freschi cieli inappagati.
Si sfrangeranno ai bordi del Consueto
le resistenze inutili del fare,
arrugginito remo che s’incaglia.

.

Rita R. Florit da “Tenaci Disperazioni”
Registro di Poesia #2,  Edizioni d’if 2009

Pierre Jean Jouve

Traverse d’un cri mon cerveau, hirondelle aux quatre
douleurs
C’est aujourd’hui le plus ancien printemps
Dans le ciel gris la croix grise du convent
Et la tempête a métamorphosé les verdures.


*Deserts* da les Noces (1925-1931)


photo by G. Antonietti di Cinarca
photo by G. Antonietti di Cinarca


Rondine di dolori, trafiggi con un grido il mio cervello
Oggi è la più antica primavera
Nel cielo grigio la croce grigia del convento
E la tempesta ha trasmutato il verde.


traduzione di rita r. florit


nella notte

Nella notte l’occhio elettrico

della lampada illumina il libro chiuso

del silenzio. Sulla strada del tempo

i miei percorsi rallentano il passo.

Non così la rosa che a maggio

ritorna, né il mare che lambisce la riva.

Non così la stella che giglia il cielo

notturno, e il buio l’ama

perché ne è stato accecato.

°

rita r. florit

da * Registro di Poesia n°2* a cura di Gabriele Frasca

Edizioni d’If , 2009


sentiero

°


A Paola, un anno dopo


Ho ripensato spesso  ai nostri incontri

ricordo qull’asprezza che mi punse

svanì in un senso d’allontanamento

e forse  a me vicina mai lo fosti…

Sognavi nei pensieri avviluppati

ridevi a volte infine mi seguivi

negli occhi le tue rondini di giugno

le vidi che sfrecciavano leggere.

Mi  resta come spina la tua voce

la mia promessa l’ultimo saluto.

à