Prometeo

di Massimo Sannelli


(l’apice non è questo:

vi è un dio molto forte,

e lo si lascia solo

qui – contro la sua voglia.

dico: l’apice è questo

fiume della giustizia

in me – come io voglio.

l’amico invoca amici

buoni. io prego per questo).

*

[come Ermes]

parola di Ermes: prima il padre Zeus

affonderà tra pietre rovinate

il tuo corpo; e non sarai più visto.

vedrai la luce ancora. parla Ermes

per Zeus: il padre Zeus vorrà che il cane

sacro, alato, l’aquila

ti apra il corpo e venga a divorare

la tua mente: ogni giorno. ed Ermes

parla per Zeus: la bocca

di un dio è vera. bocca di Zeus – Ermes –

parla. qui Ermes parla: guarda, guarda

intorno a te. chi vedi? e il tuo orgoglio

non si può limitare? e quanto vale?

[come Prometeo]

Prometeo dice ad Ermes: Zeus, un giorno,

sarà umiliato dalle nuove nozze,

che farà. io solo vedo il suo futuro.

oggi è in pace. che sia tranquillo ora

non conta. un giorno cadrà anche Zeus.

Zeus avrà un figlio forte ed invincibile –

e questo figlio può umiliare il fulmine

del cielo. ora il signore Zeus impara

che uno regna e l’altro è servo, e i due

non sono uguali. e adesso dici io parlo

da pazzo, io urlo come uno che odia

e spera teme odia ancora. ma

quello che dico avviene. è un fatto vero:

così è vero che io – anch’io – lo voglio.

Zeus è tranquillo, Zeus è in pace. tra

poco, Zeus non sarà più un capo: un dio

toglie e dà, un giovane può uccidere

e cadere. è annientato. e io lo voglio.

*

dico che è troppo facile

amare da lontano.

io li amavo. li amavo

tutti da vicino. e tu? anche tu

mi ami? e dici sàlvati.

per mia volontà libera io mi sono

esposto a questa fine. per mia colpa.

per la mia volontà e la mia colpa,

è vero. io non credevo mai             che questa

ora venisse. perché?                     non sapevo?

allontanavo sempre questo tempo.

*

se un uomo – un dio no – alla finestra

vede dall’altra parte           c’è       una donna,

alla finestra.          stende i panni, è sola,

piegati i seni verso i fili e non

sa che è guardata.             è un giorno dell’estate

più calda. è agosto. è quasi nuda. quello

che vede i dieci istanti della scena

sa                         che la scena dura poco, ma

guarda e guarda. va bene. e dopo?                        un solo

minuto toglie tutto: non toccare,

solo vedere, e non vedere più,

mai.          diciamo che l’onda piange quando

si spezza a riva e le sorgenti d’acqua

ti chiedono la stessa pietà: io credo.

molti uomini  nuovi

nascono; ed altri dopo. e questo è bene.

ho fatto cose buone.          ho suscitato

arte e pietà,           e medicina e genio

tra i piccoli: i fratelli certo sono

molto diversi da me.                      io lo so bene.

ho fatto tutto e sùbito.        rallègrati!

rallègrati! sii forte!

*

un dio divide.         un uomo non può osare

unire ancora quello che un dio scioglie.

il dio separa e l’uomo non può unire

quello che un dio divide:     e un altro Dio

si muove   per amore:

soltanto la pietà

lo inchioda fisso ad una sedia,        ad una

sede;         e morto, è.        la mancanza di stile

è quando ama; e troppo rumore, credo.

le sorelle che guardano oggi hanno

rispetto della forza;

che io sono.           e anche fratelli

hanno questa pietà.

«il principio delle opere è la mente»

se c’è. il suo fine è non avere limiti.

le sorelle e i fratelli

guardano queste cose?

*

un giorno avrete visto

che un uomo         esce dall’acqua

vivo.         è il nuovo spettacolo

io vedo.     quello è un vivo,

dentro l’acqua;      e fuori

osserva i panni andati,

ma sono asciutti – è morto

allora è morto, è vivo

anche lui. anche lui

è morto.    perché è andato?

e no, c’è ancora    è ancora

vivo. che cosa c’entra?

[fervore, ansimando, esagerato]

che cosa c’entra? allegro!

la mia pace è con te!

[moderandosi]

una sirena in una

parte di mare grida

è lui          è lui      èeh

è lui, è lui              e ritorna

l’uomo. figlio dell’uomo,

non vuoi restare in vita?

figlio della smarrita!

e tu, senza il tuo simile.

*


Questo nuovo Prometeo, in metrica tradizionale, si basa sulla tragedia di Eschilo, ma accentua la debolezza di chi è isolato. In pratica, qui parla la figura precristiana degli ultimi Cahiers di Simone Weil. Oggi le donne del Coro, Efesto, Ermes non ci sono più: quindi esistono come ombre – incoraggianti o brutali – del solo Prometeo. In questo caso, il «monologo» tiene fede alla natura del suo nome: parla uno, parla soltanto, e parla da solo. Parla nell’ossessione del soffrire «per mano degli dèi»: «anche se sono un dio». Dunque non tutti gli dèi sono uguali, e non tutti gli dèi sono giusti, di fronte a chi ha «dato tutto». Prometeo ricorda l’umanità, come se fosse anche un uomo, orgoglioso e autodistruttivo. Nessuno può dire se questo Prometeo sia un malato, un uomo, un dio vero. Avvicinandosi alla fine, il monologo si sfalda, nei suoni e nella sintassi, come se il Silenzio fosse un altro personaggio.

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